Potrebbe presto finire alla Consulta la presunta norma “Salva Campania”, emersa a valle di un’indagine della Corte dei conti sui compensi (di caratura dirigenziale) ai portaborse, e sfociata nel processo a 13 persone tra funzionari regionali e politici. Nel mirino c’è il decreto-legge 14 marzo 2025 (Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni). Lo spartiacque sarà il prossimo 16 aprile, all’udienza per la prosecuzione del Giudizio di parificazione del Rendiconto generale della Regione (esercizio 2023 e 2024).
Quel giorno la sezione controllo della Corte dei conti della Campania deciderà se sollevare questione di costituzionalità. A sollecitarne l’esame è stata la Procura regionale, depositando apposita istanza. Il giudizio di parifica era stato sospeso proprio a seguito di una primo ricorso alla Consulta, la quale ha dichiarato illegittime alcune disposizioni regionali approvate a cavallo del nuovo millennio. La stessa Corte delle leggi ha però segnalato alla sezione controllo “la sopravvenienza” della norma approvata un anno fa, definendola una “sanatoria, che non è preclusa al legislatore”. Alla riassunzione del giudizio di parifica, si è giunti così dopo restituzione degli atti alla Sezione controllo, chiamata adesso a valutare un’altra eccezione di costituzionalità.
In vista di quest’udienza di aprile, oggi la sezione giurisdizionale (presidente Michele Oricchio) ha rinviato all’otto settembre 2026 l’udienza nel processo sui presunti “compensi d’oro”, su richiesta dei vice procuratori regionali Davide Vitale e Mauro Senatore. Sin dall’inizio la Procura nutre significativi dubbi di costituzionalità sulla disposizione del dl 14 marzo 2025. A detta degli inquirenti, si tratterebbe di una cosiddetta legge provvedimento. Ossia un atto normativo approvato in deroga ai tipici caratteri di generalità e astrattezza, destinato a disciplinare rapporti o soggetti determinati, per giunta già a giudizio. La Corte Costituzionale ne ammette l’uso, a patto non vi sia irragionevolezza o violazione del principio di eguaglianza o incidenza su vicende concrete. Una circostanza, insomma, da valutare caso per caso. Di diverso avviso l’autore dell’emendamento al decreto, il deputato leghista Gianpiero Zinzi. Secondo il parlamentare casertano la norma sanerebbe un’ingiustizia nei confronti dei dipendenti regionali e dei membri degli staff, applicando anche ai consigli regionali la legge nazionale sugli uffici di diretta collaborazione degli organi politici.



















