L’aggressione da parte di un collega rientra nella casistica degli infortuni sul lavoro. Un qualcosa di impensabile fino a qualche tempo fa e, invece, non è proprio così.
A fare ordine ed emergere questa circostanza è stato il ricorso di un lavoratore, assistito dalla Cgil, contro l’Inail che aveva respinto, in primo luogo la domanda di riconoscimento dell’infortunio motivando il tutto con un rischio legato a qualcosa di estraneo al lavoro.
La storia riguarda un lavoratore dipendente di un’azienda del settore alimentare che era stato aggredito da un collega nel parcheggio dell’azienda.
Litigio che ha causato lesioni con la prognosi di un mese e postumi che dovranno essere valutati in futuro.
Il patronato ha avuto la capacità di dimostrare che la natura del litigio fosse da attribuire alla subordinazioni gerarchiche che non sono state gestite nel migliore dei modi dai superiori e questa ha portato a generare un clima di grande tensione che è sfociato nell’aggressione.
Nessun procedimento, l’Inail ha riconosciuto l’evento come infortunio sul lavoro e liquidato l’indennità per l’impossibilità di lavorare.
Un caso raro, non unico con un precedente riconducibile al 2024 quando l’aggressione verbale ai danni di un’infermiera dell’ospedale di Ascoli Piceno da parte di un superiore fu riconosciuta come infortunio sul lavoro.
Per l’ente pubblico, insomma, l’aggressione sul posto di lavoro, che sia fisica, verbale o psicologica, rientra in questa casistica prevedendo un legame stretto con la prestazione lavorativa perchè è su di esse che impatta in maniera significativa e il datore di lavoro deve denunciare l’evento se la prognosi supera i tre giorni. Inoltre, rientra nell’infortunio sul lavoro anche quello ‘in itinere’, cioè l’andata o il ritorno. L’infortunio copre non solo le lesioni fisiche, ma anche lo stress post-traumatico e danni psicologici. I settori a rischio sono generalmente considerati quelli della sanità e dei trasporti.




















