Ieri cadeva il 45esimo anniversario dell’omicidio di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, assassinato dalla Nco di Raffaele Cutolo perché inflessibile nel suo ruolo. Come ogni anno, non è mancata una commemorazione pubblica. Ma nel ricordo di quest’integerrimo servitore dello Stato spicca un vuoto, ormai abituale. E scatta la polemica. “Vergogna. Solo vergogna per il Comune di Napoli” scrive sui social Claudio Salvia, stimato funzionario della Prefettura di Napoli, figlio della vittima. Salvia perse il padre a 3 anni. Da sempre è custode della memoria paterna, con la madre ed il fratello. Un impegno civile condotto con sobrietà e misura, fatto di manifestazioni per legalità, incontri nelle scuole. Anche ieri è stato in Sicilia, per un evento particolare. Ma stavolta ci tiene a sottolineare quella che reputa una mancanza. “Ieri, come noto ai più – spiega Salvia -, ricorreva l’anniversario dell’assassinio di mio padre, Giuseppe Salvia, vicedirettore del Carcere di Poggioreale, assassinato dalla camorra cutoliana per aver rappresentato un ostacolo all’ascesa criminale del boss. Sono passati 45 anni, e ancora una volta il Comune di Napoli si è confermato il grande assente. Nessun ricordo, nessuna parola, nessun gesto. Nulla”.
Il vicedirettore di Poggioreale fu assassinato da un commando camorrista, sulla Tangenziale, all’altezza dello svincolo dell’Arenella. Ma secondo il figlio, “da quasi mezzo secolo, questa città istituzionale non ha mai sentito il dovere di onorare la sua memoria. Non un luogo, non una strada, non un segno concreto che possa trasmettere alle nuove generazioni il valore del suo sacrificio”. Eppure, sottolinea Claudio, “non si trattava solo di ricordare un uomo, ma di dare un esempio, parlare ai giovani di responsabilità, di legalità, di rispetto delle regole”. Ma c’è chi invece sceglie un atteggiamento diverso, come precisa Salvia. “E mentre Napoli tace, è stata la Sicilia a ricordarlo – racconta -. Grazie all’Associazione Quarto Savona Quindici, nel Giardino della Memoria di Capaci – luogo simbolo della lotta alle mafie – è stato piantato un ulivo in sua memoria. Un gesto semplice ma potentissimo, che vale più di mille parole mai pronunciate da chi avrebbe avuto il dovere morale ed istituzionale di farlo. A loro va il mio ringraziamento sincero per questa iniziativa splendida e significativa. Così come ringrazio gli organi di stampa e il Tgr Rai Campania per aver dato il giusto risalto a questa notizia, dimostrando una sensibilità che le istituzioni cittadine continuano a non avere“.
Rincarando l’accusa, Claudio Salvia aggiunge che “per altri, giustamente, si organizzano cerimonie, eventi, iniziative che durano giorni. Per mio padre, invece, il silenzio. Un silenzio assordante, ingiustificabile, inaccettabile”. E peraltro, “questa non è solo una mancanza istituzionale. È una colpa morale”. Insomma, per il funzionario “Il Comune di Napolie tutta la sua amministrazione dovrebbero vergognarsi. Non per me, ma per ciò che scelgono, da 45 anni, di non rappresentare”. A Giuseppe Salvia è intitolata la casa circondariale di Poggioreale, mentre il Comune di Capri – sua terra d’origine – ha dato il suo nome ad una scuola.





















