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Una piazza, due anime contrapposte. A 7 giorni dalla manifestazione dei locali, a San Domenico Maggiore va in scena quella di residenti e comitati. L’appuntamento è per il 7 maggio alle 17. Stessa ora di quell’altra, svoltasi il 30 aprile, ma visioni agli antipodi. I gestori protestavano contro l’ordinanza sindacale in vigore dal 24 aprile al 24 agosto, le chiusure anticipate. La stretta sulla movida di piazza San Domenico Maggiore, accusata di essere “miope e dannosa”. I residenti ovviamente difendono il provvedimento. Una conquista, peraltro, a loro dire tardiva. Per ottenerla c’è voluta una sentenza del tribunale di Napoli. Come richiama la stessa ordinanza, un anno fa il giudice condannava il Comune di Napoli “a far cessare le immissioni di rumore” nelle abitazioni circostanti, adottando misure idonee a riportarle entro la soglia di normale tollerabilità (sulla sentenza pende appello di Palazzo San Giacomo).

Ora il Comitato Vivibilità Cittadina chiama a raccolta i residenti. Una risposta all’altra protesta. Un modo, anche simbolico, di riappropriarsi della piazza. “La città – afferma una nota – è tale se è accogliente, vivibile, uguale, legale, gratuita e civile per tutti”. Al centro delle rivendicazioni c’è “il diritto alla salute e alla vivibilità delle abitazioni“, come in altre zone di Napoli, pure interessate dallo scontro movida-residenti. “Eppure – sferza il comitato -, nonostante le numerose pronunce del Tribunale di Napoli e del Tar Campania, c’è ancora chi pensa di avere più diritti degli altri nel vivere la città, trincerandosi dietro presunti miglioramenti e il cosiddetto ricatto occupazionale”. La stoccata è per i gestori, affiancati nella loro battaglia anche da alcuni consiglieri comunali. Come a presiedere il Comitato Vivibilità Cittadina è Gennaro Esposito, consigliere ed avvocato. Lui denuncia: “Ci sono disabili e bambini ai quali sono preclusi interi quartieri di Napoli”. In alcuni contesti, aggiunge, “è negato persino il diritto al soccorso e alla mobilità”. La responsabilità? “Una commercializzazione spinta – sostiene Esposito -, favorita da un’amministrazione che, di fatto, ha messo in vendita la città, seguendo una direzione intrapresa da oltre un decennio”.

Il presidente del comitato non risparmia attacchi al sindaco Gaetano Manfredi, dalla cui maggioranza è uscito nei giorni scorsi. E prova a ribaltare le ragioni dei baretti. Loro sono scesi in piazza paventando il rischio di una città-deserto, causa restrizioni dell’ordinanza. Anche Esposito punta il ditro contro il Comune, evocando lo spettro di una “progressiva desertificazione“: ma per motivi opposti. A scappare non sarebbero giovani e turisti, ma abitanti vessati dalla mala movida. Per Esposito ci sarebbe una “assenza di tutela” ai cittadini, il cui risultato è ridurre “Napoli a un parco giochi, neppure a tema“. E ricorda: “La città non è un bene di consumo”. La critica all’amministrazione cittadina è l’unica cosa a unire residenti e gestori di locali. E il 7 maggio verranno a manifestare anche da altre aree. Hanno aderito i comitati Vivibilità Chiaia e Posillipo, Chiaia Viva e Vivibile, Vivibilità Bagnoli, Vivibilità Quartieri Spagnoli, Vivibilità Vomero, Bellini-Centro Storico, Vivibilità Mezzocannone, Vivibilità Quercia-Cisterna dell’Olio, Vivibilità Banchi Nuovi, No Fly Zone, associazione Assoutenti Città Metropolitana.