I baretti del centro storico scendono in piazza, contro la stretta del sindaco Gaetano Manfredi. E con loro anche un consigliere di maggioranza. “Domani giovedì 30 aprile sarò in piazza San Domenico Maggiore” annuncia Rosario Andreozzi, consigliere comunale, ma anche regionale di Avs. “Un rappresentante eletto – spiega – deve stare dove si esprime il disagio reale. L’ordinanza del sindaco Manfredi colpisce persone che lavorano e investono, ma chiudere alle 00:30 e vietare l’asporto non risolve alcun problema strutturale”. Secondo l’esponente di Avs, “questa scelta penalizza chi produce e sposta il disagio senza affrontare la realtà”. In poche parole, ignora “gli esercenti che chiedono giustamente di essere parte della soluzione e non il problema”.
Domani andrà in scena “Que viva Napoli”, manifestazione “contro le ordinanze miopi e dannose, dalla parte dell’arte e della cultura“. Così recita il claim della locandina pubblicata da diversi esercenti del centro antico. Secondo gli organizzatori, il provvedimento “rischia di trasformare Napoli in un deserto”. L’ordinanza anti rumore avrà una durata di quattro mesi, interessando molte aree della movida. Da piazza San Domenico Maggiore a via Giovanni Paladino, da largo Banchi Nuovi a via Mezzocannone. Prevede il divieto di asporto dalle 22:00, con chiusura alle 00:30 dalla domenica al giovedì e alle 01:30 il venerdì e il sabato.
Per domani, gli esercenti promettono di portare in piazza non rabbia, ma “gioia e cultura, facendo ciò che sappiamo fare meglio: essere dalla parte di Napoli” Dalle 17.00 in piazza San Domenico è prevista un’area bambini. Si esibiranno gli artisti di strada. Netta l’opposizione al giro di vite. “Punisce soltanto – sostengono i gestori – senza affrontare le questioni reali. Il diritto al riposo dei residenti è sacro, tuttavia occorre convenire ad una soluzione che non ci tratti come dei criminali e si appelli ad un complessivo senso di comunità”. Andreozzi se la prende anche con “una pressione turistica fortissima che alimenta una gentrificazione selvaggia“, al centro storico. “I prezzi esplodono – sottolinea il consigliere -, i residenti storici se ne vanno e il tessuto sociale si disperde”. In questo quadro, “colpire i piccoli imprenditori che mantengono viva l’identità di quartiere è una scelta che va nella direzione sbagliata” aggiunge Andreozzi.




















