Nell’area metropolitana di Napoli i canoni di locazione rappresentano in media il 45% delle retribuzioni nette, laddove la soglia del 30% è “comunemente considerata come limite oltre il quale una famiglia può trovarsi in condizioni di difficoltà”. Ad attestarlo è il nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti. Il documento analizza il ruolo strategico del service housing, cioè l’offerta ai lavoratori di alloggi a prezzi inferiori ai livelli di mercato.
La situazione del rapporto fitti/retribuzioni appare critica a Napoli, tuttavia “il fenomeno riguarda la maggioranza dei grandi centri urbani del Paese -scrivono i ricercatori – soprattutto Roma e Milano, dove l’incidenza supera il 60%, ma si riscontra anche in numerosi centri minori”. Se a Milano (76%) e Roma (65%) la questione tocca vette allarmanti, Napoli si colloca nella fascia alta, insieme alle aree di Bologna (48%), Sassari (46%) e Firenze (45%). E comunque, con 10 punti più della media italiana (35%). L’analisi si focalizza sui lavoratori del settore privato. “Le differenze territoriali nell’accessibilità – spiega lo studio – dipendono più dalle significative differenze nei canoni d’affitto piuttosto che da differenze nei livelli delle retribuzioni, spesso omogenei tra le province”. Questo, aggiunge il brief, “è il risultato di una serie di trend che hanno contribuito ad aumentare la tensione abitativa e a far sì che i prezzi delle abitazioni e degli affitti, soprattutto in alcune aree del Paese, siano cresciuti più rapidamente dei redditi”. Tra essi: “L’elevata domanda di affitti a breve termine, i flussi migratori interni verso le grandi aree metropolitane, l’aumento dei costi di costruzione e dei tassi ipotecari, nonché un’offerta immobiliare spesso inadeguata a sostenere la domanda”.
Il documento ricorda come l’accessibilità alla casa sia un’emergenza in molti Paesi europei. Il tema dell’abitare, per la prima volta, è stato inserito dalla Commissione Ue nell’agenda politica comunitaria. L’obiettivo è lo sviluppo di un Piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili. “In Italia, circa 1,2 milioni di famiglie – sottolinea il documento – affrontano crescenti difficoltà nel sostenere i costi abitativi, specialmente nelle grandi aree urbane”. A fronte di ciò, la disponibilità di alloggi a prezzi inferiori ai livelli di mercato (canoni calmierati) risulta molto limitata e inferiore ai peer europei. “Gli elevati costi abitativi e – aggiunge lo studio – la scarsità del patrimonio immobiliare, in particolare destinato agli affitti, frenano la mobilità dei lavoratori, soprattutto giovani, in cerca di nuove opportunità”. La dinamica aggrava la carenza di forza lavoro in alcuni territori, con effetti negativi su crescita e innovazione. “In questo contesto, il service housing – conclude il documento -, ovvero l’offerta di abitazioni a canoni calmierati, destinate ai lavoratori, potrebbe rappresentare una leva strategica per favorire la mobilità, ridurre gli squilibri osservati nel mercato del lavoro e garantire la sostenibilità degli affitti ai gruppi di lavoratori più esposti alla pressione abitativa”.




















