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I sogni possono essere seguiti anche dalla porta secondaria. Occorre saper sognare”. E’ stato presentato ieri pomeriggio presso la libreria Guida “Vita, sogni e pallone”, il libro di Pasquale Ciambriello, scritto e dedicato al suo primogenito Giuseppe di quattro anni.
La presentazione del volume, inserita nella rassegna Benevento Libraria, è stata moderata dal giornalista Luca Maio che ha descritto l’opera del giornalista come un racconto autobiografico profondo e appassionato. Il volume è di fatto una lunga e intima lettera al proprio figlio, ma anche un tributo all’amore per la terra nativa, per la memoria, per i sogni che non si arrendono. Dai primi calci dati nel corridoio di casa fino alle telecronache delle imprese storiche del Benevento Calcio, Ciambriello ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza. Ogni partita diventa il simbolo di una battaglia più grande: quella per l’identità di una comunità, per l’orgoglio di una provincia troppo spesso dimenticata, per la forza della perseveranza.
A prendere per prima la parola è stata la docente Maria Cristina Donnarumma: “Non è un racconto o una telecronaca, proprio per suo figlio Giuseppe che vuole raccontare la passione per il calcio e i tanti sogni che nutriva da bambino” .
Ciambriello, poi, dialogando con il moderatore, ha sottolineato come il suo sogno infranto  di diventare un calciatore, anche a causa di un infortunio, ha intrapreso una strada alternativa: “Io volevo essere il portiere della nazionale italiana da bambino ma avevo anche la passione per la telecronaca e radiocronaca”.
La decisione di scrivere il libro e dedicarlo al suo bambino è venuta un anno e mezzo fa: “Avevo voglia di svolgere un racconto autobiografico e vedere il Benevento da un’altra angolazione. Ho provato a farlo e ci sono riuscito, provando a raccontare queste emozioni”.
Poi ha aggiunto: “Nella vita bisogna anche essere testardi. Ma io non so se Giuseppe vorrà diventare calciatore da grande anche se ha un sinistro niente male. Ma io con questo volume, volevo che il calcio fosse la metafora della vita e con il calcio i sogni si possono avverare”. Ciambriello ha quindi concluso: “Voglio che mio figlio sia la mia memoria storica. Provo ad essere un esempio suo e ho voluto dedicargli questo libro dopo che mi dissero che mentre ero in Tv lui baciò la tv e disse: papà mio”.
Ha concluso la serata l’assessore comunale alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini: “Questo è un messaggio costruttivo. Il calcio può essere uno sport aggregativo e identitario. Il filo narrativo è molto denso e racconta l’amore paterno con l’identità giallorossa e scritto in maniera sapiente”.