Un incontro durato quasi due ore, a seguito del presidio di ieri sotto l’Arpac, per chiedere chiarezza sui monitoraggi per i lavori a Bagnoli. Una nota della rete sociale No Box – Diritto alla città, spiega che una delegazione di cinque manifestanti è stata ricevuta da “una nutrita compagine tecnica e amministrativa (dodici esponenti) dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale”. Secondo gli attivisti, la riunione “ha permesso alle due parti di chiarire le proprie rispettive posizioni, che i rappresentanti dell’Arpac hanno dichiarato non lontane l’una dall’altra”. Nel mentre, la rete No Box “sottolineava come l’Arpac, per specifico mandato ed obiettivo, deve svolgere il proprio ruolo di controllo e monitoraggio ambientale affinché i lavori siano svolti in favore dell’interesse pubblico”. Dal canto loro, gli attivisti hanno evidenziato come le proprie richieste “nette e preoccupate derivino anche dal fatto che i corposi lavori per l’America’s Cup non sono stati assoggettati a Valutazione di Impatto Ambientale”.
La delegazione ha poi, con cinque specifiche note verbali, richiamato i motivi del presidio. Vale a dire: monitoraggio continuo e mirato degli inquinanti organici a mare ed in aria con speciazione permanente delle polveri sottili e tempestiva pubblicazione dei dati. “Le specifiche dichiarazioni fatte da parte della delegazione – precisa la nota della rete No Box – hanno permesso di concentrare la discussione sulla importanza di indagare analiticamente sugli inquinanti ed i contaminanti attraverso la loro speciazione e con una loro continua pubblicizzazione attraverso canali di più semplice consultazione”. Le analisi di speciazione rilevano la distribuzione di un elemento nelle sue diverse specie chimiche, in un sistema. Sono considerate utili per far emergere l’eventuale presenza di inquinanti. D’altra parte, “i chiarimenti e le rassicurazioni ottenute dai rappresentanti dell’Arpac – aggiunge la nota – hanno permesso di cogliere con pienezza che l’Ente agisce esclusivamente in base alle norme stabilite in materia ed ai mandati della Magistratura e non a quanto inserito nei piani di monitoraggio di Invitalia”. L’Arpac cioè agirebbe “in concreto attraverso specifiche azioni di prescrizione avverso gli esecutori delle opere – affermano gli attivisti – , con il carteggio relativo soggetto a secretazione”. Inoltre, “attraverso alcune centraline, diverse da quelle utilizzate dalle ditte esecutrici per il monitoraggio di aria e mare, raccoglie altre campionature, in continuo, che utilizza per le proprie verifiche analitiche”. Nel dettaglio, rispetto alle richieste della rete No Box, l’Arpac “afferma che la speciazione delle polveri sottili – sostiene la nota -, indicativa sulla presenza o meno di elevati livelli degli inquinanti organici, dal 24 febbraio sarà continua e resa pubblica; che il monitoraggio viene anche svolto nelle acque del mare con speciazione dei solidi sospesi, ma all’esterno del bacino di calma dato che gli inquinanti organici, sicuramente presenti anche a detta loro nei sedimenti, durante il prelievo dai fondali del bacino si liberano in acqua per poi precipitare nuovamente sul fondo del bacino”.
Fino ad ora comunque “sia il monitoraggio svolto a mare sia quello effettuato vicino alle vasche di stoccaggio dei sedimenti estratti – precisa la nota – non ha dato valori fuori norma e che, se e quando avverrà, l’Arpac emanerà prescrizioni mitigative ed informerà la magistratura”. C’è anche un’altra questione sollevata dagli attivisti. “In merito all’accantonamento a terra dei sedimenti dragati (quelli che dovrebbero in tre mesi di dragaggio raggiungere circa i 130000 mc – circa 240000 Tons!) – informa la rete No Box -, dalla franca discussione tra le due parti si è venuto a sapere che, contrariamente a quanto dichiarato più volte dal Commissario/Sindaco e dagli addetti lavori, sono già in corso, via camion, trasferimenti di questi rifiuti speciali verso discariche incaricate”.




















