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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma del Movimento 5 Stelle – Caserta.

Apprendiamo la notizia del patto sancito tra Demanio e Reggia mediante cui quest’ultima assumerebbe la gestione dei cd. “Campetti” (Piazza Carlo di Borbone) esautorando il Comune, ente esponenziale del territorio. Al di là del coro di predatori, interessati principalmente a stigmatizzare il disastro amministrativo uscente sperando porti facili consensi, riteniamo che questo “divorzio” sia, invece, una vera sconfitta per l’intera collettività. Sia per chi quel luogo lo sente proprio, e ha sempre sofferto nel vederlo non adeguatamente valorizzato, sia per quei volenterosi che chiedono la possibilità di offrire, e dimostrare, una diversa e virtuosa governance della città.

Che in pieno commissariamento (dunque per longa manus del Governo) nonché in prossimità della scadenza di un mandato di direzione della Reggia, si assuma una decisione così nevralgica, straordinaria, e capace di incidere profondamente in un tratto peculiare della città, appare quantomeno politicamente discutibile.

Non conosciamo i dettagli, tuttavia il fatto che si sia frettolosamente scelto, a valle di un percorso consiliare fallimentare, e alla vigilia di un auspicabile rinnovamento, di sottrarre alla rappresentanza locale la cura di quell’area, non ci soddisfa né può lasciarci indifferenti.

Leggiamo di recupero della “coerenza vanvitelliana”, valorizzazione, decoro, ma solo in ultima, quasi residuale, istanza, di “fruibilità”. Questo è il vero punto dolente, l’incognita che più ci preoccupa: il concetto di fruibilità che il Ministero, e la direzione della Reggia, hanno saputo dimostrare negli ultimi decenni, sottraendo progressivamente, ai casertani, gli emblemi del proprio orgoglio tramite la leva dell’incapacità amministrativa del Comune (e non possiamo negare che abbiano avuto gioco facile in questo).

Partendo dalla revoca della storica libertà di accesso al parco per i residenti di Caserta e Casagiove, passando per la chiusura della Flora, adesso anche la piazza urbana più grande d’Italia (oltre che tra le più estese del Mondo) è a forte rischio di “enucleazione” per la cittadinanza.

Onestamente, per chiunque si prepari a governare Caserta, la progettualità in termini di recupero, sicurezza e utilizzazione dei “Campetti” e delle pertinenze circostanti, sarebbe stato sicuramente un punto programmatico caratterizzante. Un terreno di confronto cruciale sull’idea di città e visione di comunità.

Fare di Piazza Carlo di Borbone un’anticamera museale, o comunque non poterne disporre nell’interesse di tutti secondo regole di buona amministrazione, è un vero e proprio colpo alle possibili strategie di rilancio, turistico ed economico, che le forze politiche e civiche si preparano a sottoporre agli elettori.

Caserta diventa sempre più un agglomerato alieno attorno a un sito UNESCO, piuttosto che tornare ad essere, progressivamente, il buon padre di famiglia che lo ospita e lo coccola.  

L’argomento secondo cui le casse del Comune sarebbero al collasso, non può essere pietra angolare di ogni sottrazione di sovranità gestionale all’ente municipale. Ragionando in questi termini, nei prossimi mesi, bisognerebbe “espropriare”, allora, ogni quartiere e porlo sotto l’egida di un ministero.

E’ una soluzione miope, in conflitto coi principi di sussidiarietà e, consentiteci, tempisticamente sospetta.

La proposta, ad avviso del M5S, avrebbe dovuto essere ben altra. Invochiamo da sempre una riorganizzazione, col disegno di chiare regole e confini, anche sotto i profili di responsabilità, della matassa burocratica di competenze separate, spesso declinate come scaricabarile istituzionale, con cui la piazza è stata mortificata fino ad oggi.

Una partnership che avrebbe senz’altro avuto il contributo, soprattutto finanziario, del Ministero della Cultura, nonché artistico/scientifico della Direzione della Reggia, ma con l’istituzione di un tavolo permanente che vedesse il Comune, ente di prossimità e depositario della democrazia territoriale, in cabina di regia.

Sappiamo anche, però, che l’accordo avrebbe una durata sperimentale, per cui ci impegneremo, come Movimento 5 Stelle, se ne sarà data la possibilità, ad assicurare quella piazza ai cittadini e alle lodevoli iniziative già sperimentate, pur nel rispetto del suo splendore, rimettendo l’amministrazione comunale nella condizione di dire la propria in maniera determinante sul piano strategico.

Se finora la piazza è stata in parte abbandonata alla malora, non rinunceremo ad avere la nostra chance di dimostrare che si può amministrare bene e senza cedere pezzi di autonomia rappresentativa sulle risorse locali più identitarie.