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Risparmiavano sui servizi assistenziali da fornire nei centri per gli immigrati del consorzio “Maleventum” destinando poi il denaro a scopi personali, come viaggi, soggiorni e accessori di lusso: ammonta a oltre 1,3 milioni di euro il danno erariale che i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Benevento e la Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti (inchiesta condotta dal vice procuratore generale Davide Vitale, con il coordinamento Procuratore Regionale Giacinto Dammicco) contestano a otto persone, tra cui figurano ex dipendenti della Prefettura di Benevento. A tutti, alcuni giorni fa, la Guardia di Finanza ha notificato gli inviti a dedurre.

L’inchiesta della procura contabile nasce dalla trasmissione, nel dicembre 2018, del procedimento penale sfociato lo scorso 21 aprile in una sentenza di condanna emessa dal tribunale di Benevento. Gli inviti a dedurre sono stati recapitati a Paolo Di Donato, ritenuto amministratore di fatto e dominus del Consorzio Maleventum, e agli amministratori e rappresentanti legali dell’ente tra il 2014 e il 2018: si tratta di Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro. Tra i destinatari anche Felice Panzone, ex funzionario della Prefettura di Benevento addetto alla gestione dei centri di accoglienza, e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione della Prefettura Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale: a Panzone viene contestato di aver sistematicamente veicolato mediante costanti alert nonché inibito i controlli istituzionali (stessa Prefettura, Asl, Nas, delegazione Onu) sui centri e di non avere avviato le procedure previste per sanzionare le criticità riscontrate; analogo discorso anche per gli altri ex dirigenti dell’Area Immigrazione della Prefettura di Benevento che non avrebbero applicato le penalità previste dal contratto e le misure previste in caso di irregolarità.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tra il 2014 e il 2018, al Consorzio Maleventum sarebbero confluiti attraverso la Prefettura di Benevento oltre 20 milioni di euro erogati dal Ministero dell’Interno per accogliere i richiedenti protezione internazionale. Una ingente somma di denaro parte della quale finita nelle tasche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari.I controlli eseguiti dai finanzieri nei centri del consorzio hanno purtroppo consentito di constatare gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, beni e servizi essenziali insufficienti, assenza degli adeguati standard di sicurezza e, quindi, il mancato rispetto degli obblighi previsti dai capitolati di appalto. Secondo quanto contestato dalla Procura contabile, i risparmi conseguiti sarebbero stato usati, tra l’altro, per acquisti in negozi di note griffe di moda, viaggi e soggiorni, trasferimenti di denaro a familiari del gestore di fatto e altre operazioni ritenute dagli inquirenti estranee agli scopi per i quali erano stati concessi i finanziamenti pubblici.