Mancano appena tre giorni al voto che chiamerà i sindaci e gli amministratori locali dell’Irpinia a scegliere il nuovo presidente della Provincia di Avellino. Una scadenza elettorale ravvicinata che sta consumando, nelle ultime ore, un vero e proprio dramma politico all’interno del Partito Democratico, stretto nella morsa di un dilemma strategico e identitario.
La sfida nelle urne è ormai polarizzata su due nomi: da un lato il presidente uscente Rino Buonopane con tanto di “benedizione” dei vertici nazionali dem, dall’altro Fausto Picone, sindaco di Candida spinto dal consigliere regionale di “Casa riformista”, Enzo Alaia, e comunque riferimento del campo largo.
Una partita a scacchi che, tuttavia, vede i vertici e la base dei dem vivere una vigilia di profondo tormento. In più sono fuori dal voto gli amministratori neoeletti della città di Avellino, mentre sono rientrati in “zona Cesarini” quelli di Ariano Irpino per effetto dell’insediamento già avvenuto del nuovo sindaco Mario Ferrante.
Al centro del dibattito interno al centrosinistra c’è la figura di Buonopane. Il presidente uscente, pur rappresentando la continuità istituzionale, sconta da tempo forti malumori e spaccature all’interno del suo stesso schieramento, risultando per molti versi “inviso” a una fetta consistente del partito che si riconosce nell’area del capogruppo Pd in Regione Campania, Maurizio Petracca.
Dall’altra parte della barricata politica si staglia il profilo di Fausto Picone. La candidatura del primo cittadino di Candida vuole significare una alternativa naturale alla gestione uscente.
Il dilemma che paralizza il PD è tutto politico ed elettorale: cedere alla tentazione del “fuoco amico” isolando Buonopane, rischiando però di consegnare Palazzo Caracciolo all’asse avversario, oppure blindare l’uscente nonostante i fortissimi dissidi interni?
A tre giorni dal voto, le diplomazie di partito sono al lavoro febbrilmente. Tra gli scranni dei consigli comunali irpini il timore più grande resta quello del voto disgiunto o di una silenziosa ritirata nell’astensionismo da parte di chi, nel centrosinistra, non si sente rappresentato da nessuna delle due opzioni in campo. E poi il nodo di cosa farà il centrodestra che ha deciso di non proporre un candidato di area per le elezioni presidenziali, nonostante la recente elezioni di ben tre consiglieri provinciali.
La clessidra corre, e l’Irpinia si appresta a vivere un altro passaggio politico dirimente.




















