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Ha il sapore del futuro il tradizionale incontro dell’Avellino Club Roma, diventato ormai un appuntamento fisso per il direttore sportivo biancoverde Mario Aiello. Una serata che ha rappresentato non solo l’occasione per riabbracciare i tifosi della capitale, ma anche il momento ideale per fare il punto sul presente e soprattutto sul futuro dell’Avellino. Un’accoglienza speciale, quella ricevuta a Roma, che il dirigente considera quasi un portafortuna. “Siamo stati veramente bene, ci siamo sentiti a casa l’anno scorso. Quando ho ricevuto l’invito non ho esitato a dare conferma”, ha raccontato Aiello, prima di entrare nel vivo dei temi che accompagneranno l’estate biancoverde.

Il primo nome attorno al quale ruota la programmazione del club è inevitabilmente quello di Alessandro Nesta. L’arrivo dell’ex campione del mondo segna l’inizio di una nuova fase e i primi confronti tra allenatore e direttore sportivo hanno già definito alcuni principi fondamentali. L’Avellino non vuole adeguarsi alle consuetudini della categoria, ma provare a costruire una propria identità tecnica ben riconoscibile. “Abbiamo condiviso l’argomento di non omologarci alla categoria. Molto spesso la difesa a tre viene fatta per evitare il rischio, per coprirsi. Noi abbiamo pensato sempre in una logica di calcio propositivo e la nostra idea è portare avanti una difesa a quattro”, ha spiegato Aiello.

Una scelta che nasce dalla volontà di mantenere una mentalità offensiva senza rinunciare all’equilibrio. Nesta, infatti, ha individuato nel centrocampo uno dei principali punti di forza dell’Avellino e non intende disperderne il patrimonio tecnico. “Lui non si voleva privare della forza del centrocampo che ha dimostrato quest’anno l’Avellino in Serie B, tra mezzali e centrocampista centrale”, ha sottolineato il direttore sportivo.

Da qui la definizione di un sistema di gioco che possa esaltare le qualità della rosa. Inizialmente il tecnico stava valutando soluzioni differenti, più vicine a determinate tendenze europee e all’utilizzo degli esterni offensivi, ma l’analisi approfondita dell’organico ha suggerito una strada diversa. “Come concezione di calcio valutava l’ipotesi di giocare con gli esterni alti. Poi, approfondendo sulla squadra, l’idea è di partire con i tre a centrocampo e poi avanti può essere un 4-3-1-2 o un 4-3-2-1. Saranno queste le varianti di base. È chiaro che poi in una partita può succedere anche che ti metti col 4-2-3-1 o col 4-4-2, ma di base lavoreremo su questo modulo”.

Sul fronte mercato, Aiello ha evidenziato come il lavoro da svolgere sia meno complesso rispetto alle estati precedenti. Le profonde rivoluzioni degli ultimi anni hanno infatti consentito alla società di arrivare a questa sessione con una base già consolidata. “Il lavoro di quest’anno rispetto alle passate edizioni di mercato è un pochino più semplice. Devi pensare che abbiamo fatto in due o tre sessioni circa 30-35 uscite. Adesso in pratica ci saranno nove giocatori che rientrano, di cui il 60-70% sono a scadenza. Quando i giocatori sono a scadenza l’uscita è un pochino più semplice“.

Nonostante questo, il dirigente invita a non aspettarsi accelerazioni immediate. Il mercato è ancora in una fase iniziale e molte dinamiche dipendono da fattori esterni. “Abbiamo intanto approfittato per buttare la rete su più profili, ma siamo ancora in una fase embrionale. La categoria ancora non si è formata perché manca ancora l’ultima squadra per completare la Serie B e ci sono molte società che non hanno ancora definito i loro assetti in termini di allenatori. È ancora presto per chiudere o determinare delle situazioni”.

Tra i passaggi più significativi della serata c’è stato quello dedicato a Valerio Crespi, una delle operazioni più discusse degli ultimi mesi. Aiello ha voluto fare piena chiarezza sulla scelta di lasciar partire l’attaccante, spiegando come la decisione sia nata soprattutto dalla volontà del giocatore. “E’ un giocatore che comunque abbiamo preso noi a zero. Ha dimostrato di avere delle qualità, ha fatto un gol nelle 14-15 partite che ha fatto in Serie B. A un certo punto, con il ritorno degli altri attaccanti, si è trovato indietro nelle gerarchie”.

La società, però, non aveva intenzione di privarsene. “Noi non volevamo andasse via, gli dicevamo di aspettare il mercato perché un po’ di spazio esce di nuovo. Lui fino alla fine ci ha chiesto di andar via. A quel punto non puoi tenere un giocatore controvoglia e scatta un’altra logica nelle società, che è quella economica”.

Da qui la scelta di trasformare la cessione in un’operazione potenzialmente vantaggiosa anche sul piano finanziario: “Abbiamo pensato di farlo uscire alla miglior offerente cercando di trasformare in plusvalenza un giocatore preso a zero. Se viene riscattato l’Avellino farà una plusvalenza e manterrà il 20% sulla rivendita per il futuro, se non dovesse essere riscattato è un giocatore che volentieri potremmo tenere all’interno”. Il direttore sportivo ha poi risposto anche alle critiche ricevute dalla piazza. “Quando l’abbiamo dato via non ho visto cortei che ci invitavano a non farlo uscire. Anzi, venivo dalla partita contro il Catanzaro nella quale Crespi era stato additato come giocatore che non poteva giocare in Serie B. Poi dopo, chiaramente, tutti possono parlare”

Per quanto riguarda il mercato in entrata, le idee sono già abbastanza definite. L’Avellino dovrà intervenire in tutti i reparti, anche alla luce del limite imposto dalla lista over. Sulla corsia destra servirà un’alternativa a Cancellotti dopo il rientro di Missori al Sassuolo. “Noi lo vorremmo anche riprendere, bisogna vedere la società di appartenenza cosa decide. Se non sarà lui, sarà qualcun altro”.

Anche il centrocampo sarà ritoccato con due innesti. “Dobbiamo fare due interventi: un’alternativa a Palmiero davanti alla difesa e poi dobbiamo inserire una mezzala che ci dia caratteristiche diverse da quelle che abbiamo”. Novità attese pure sulla trequarti e in attacco. “Sicuramente inseriremo almeno un trequartista e sicuramente dobbiamo mettere almeno una punta”.

Parole che aprono inevitabilmente a possibili uscite nel reparto offensivo. “Questi nomi saranno oggetto di valutazione adesso che il mister verrà ad Avellino. Il 9 giugno sarà in città e avremo modo di approfondire questi argomenti. Lì davanti c’è da intervenire, non è che siamo contentissimi di quelli che sono stati gli apporti di quest’anno, ed è chiaro che di conseguenza qualcuno deve uscire lì davanti”.

Tra i profili seguiti continua a esserci Faticanti. “È un giocatore che cerchiamo da un po’ di tempo. Il fatto che sia stato in Nazionale può far sì che ci sia un pochino più di concorrenza, però noi ci siamo mossi prima, vediamo se riusciamo a portarlo a casa”. Più difficile invece arrivare a Samuele Mulattieri. “È difficile”, ha ammesso Aiello.

Nessuna promessa, infine, sulla classifica. Il direttore sportivo preferisce mantenere un profilo realistico e concentrarsi sulla crescita complessiva del club. “Non è giusto parlare di classifica in maniera precisa perché saremmo dei ciarlatani nel dire queste cose. La categoria ci ha dimostrato che non è possibile, pronti via, poter determinare una posizione”.

L’obiettivo resta quello di consolidare quanto costruito negli ultimi anni e preparare il terreno per ambizioni sempre più importanti: “Abbiamo come obiettivo sempre quello di continuare a consolidarla. Consolidarla significa innanzitutto mantenerla, ma ci auguriamo di non arrivarci a tre giornate dalla fine. Il club deve crescere affinché un giorno proveremo a salire e magari, se sali, non farai il ping-pong come fanno tante società tra Serie A e Serie B, ma ci sali per rimanerci“. Una visione chiara, pragmatica e ambiziosa allo stesso tempo, che segna ufficialmente l’inizio del nuovo corso biancoverde.