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Non solo una possibile acquisizione del club, ma una vera e propria rivoluzione sportiva e imprenditoriale. Matt Rizzetta, fondatore di Underdog Global Partners e presidente del Napoli Basket, ha illustrato nel podcast Bloomberg Business of Soccer la sua visione per il futuro del Napoli, confermando i contatti avviati con Aurelio De Laurentiis e delineando un progetto che va ben oltre il calcio.

“Subito dopo aver acquistato il Napoli Basket mi è diventato evidente che esisteva la possibilità di creare qualcosa di molto più grande di quanto io e i miei partner avessimo immaginato”, ha spiegato l’imprenditore italo-americano. “L’idea era unire basket e calcio e costruire una piattaforma multisport unica a Napoli”.

Secondo Rizzetta, il capoluogo campano possiede caratteristiche irripetibili nel panorama europeo: “Napoli è una città con una sola squadra. A Londra ce ne sono venti, Madrid ha Real e Atletico, Milano ha Inter e Milan, Roma ha Roma e Lazio. Napoli è soltanto Napoli. Questo rende il marchio unico”. Da qui la convinzione che il club azzurro possa compiere un ulteriore salto di qualità a livello internazionale: “Se riuscissimo a mettere insieme basket, calcio, infrastrutture e investimenti, tra cinque o dieci anni potremmo trovarci davanti a una delle cinque realtà sportive più preziose al mondo”.

Sei mesi di colloqui con De Laurentiis

Rizzetta ha confermato di aver lavorato per mesi per costruire un rapporto con la famiglia De Laurentiis: “Abbiamo passato sei mesi a conoscere la famiglia De Laurentiis, verso cui provo enorme rispetto. Aurelio ha preso il Napoli dal fallimento e lo ha trasformato in uno dei trenta marchi calcistici più importanti al mondo. Mi sono avvicinato senza alcun interesse immediato personale. Gli ho semplicemente detto che noi avevamo il basket e lui il calcio. Da lì le conversazioni sono diventate più strutturate”. Al centro dei confronti non ci sarebbero stati inizialmente i numeri, ma il concetto dilegacy“: “Le nostre conversazioni sono partite dall’eredità che si lascia. De Laurentiis mi ha detto chiaramente: “Ho una responsabilità verso i 100 milioni di napoletani nel mondo”. Se il club dovesse essere ceduto un giorno, dovrà andare alla persona giusta”.

Il piano: Maradona, infrastrutture e settore giovanile

La prima priorità individuata da Rizzetta riguarda le strutture: “Lo stadio Maradona è stato costruito tra gli anni Cinquanta e Sessanta e non ha mai subito una vera riqualificazione. Napoli deve essere una città ospitante degli Europei 2032. Investiremmo immediatamente nelle infrastrutture per trasformarlo in uno dei gioielli del calcio europeo”. Non solo stadio. L’imprenditore punta anche sul settore giovanile: “Gran parte del talento calcistico italiano nasce dal Sud, ma tra i 10 e i 18 anni i ragazzi vengono portati al Nord. Vorremmo investire in accademie, campi e centri di formazione per trattenere questi talenti sul territorio”.

Il brand Napoli e il marchio Maradona

Per Rizzetta il vero valore aggiunto è rappresentato dalla forza internazionale della città: “Napoli ha una comunità globale immensa. Solo negli Stati Uniti ci sono circa 20 milioni di italo-americani e la maggior parte ha origini nell’Italia meridionale. Il potenziale di crescita del marchio Napoli è praticamente illimitato”. Un ruolo centrale nel progetto sarebbe riservato anche all’eredità di Diego Armando Maradona: “La nostra idea è riqualificare il Maradona e valorizzare le aree circostanti. Poi c’è il marchio Maradona, che non appartiene al club ma rappresenta un’enorme opportunità. A Napoli il suo spirito è ancora vivo. Credo che il brand Maradona generi centinaia di milioni di dollari ogni anno e che gran parte di questo valore venga disperso attraverso la contraffazione”.

Parole che confermano l’ambizione del manager americano e la volontà di continuare il dialogo con la famiglia De Laurentiis. Resta però un elemento fondamentale: il presidente del Napoli non ha mai manifestato l’intenzione di vendere il club e continua a guardare al futuro azzurro da protagonista, soprattutto nell’anno del centenario.