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La data ha un potere simbolico: 15 anni fa esatti, il referendum sull’acqua pubblica. Ma oggi si riparte da zero, con i comitati a gridare al tradimento della volontà popolare. Un altro referendum è possibile, direbbe qualcuno. Stavolta contro il decreto Draghi del 2022, architrave della riforma dei servizi pubblici locali. Lo votarono anche Pd e M5S, l’asse alla guida del Comune di Napoli. Il governo Draghi, il Patto per Napoli, la svolta sull’acqua pubblica. Tutto si tiene, nelle invettive degli attivisti.

E proprio sotto Palazzo San Giacomo, i comitati vivono l’ennesima giornata di lotta. Sotto la canicola di mezzogiorno, padre Alex Zanotelli e il costituzionalista Alberto Lucarelli. Con loro gli altri attivisti. Il dito è puntato contro la giunta Manfredi. La sensazione: nulla è escluso, nella difesa dell’acqua pubblica. Dal referendum ai ricorsi, in tutte le sedi. Perché il nodo è lì. Si va verso la trasformazione di Abc Napoli da azienda speciale in società per azioni. Per l’amministrazione comunale, non ci sono rischi di privatizzazione. La futura spa resterebbe al 100% in mani pubbliche. Per i comitati invece è il contrario. Perché quando metti l’acqua sul mercato, poi non si sa mai. E si passa la linea del Piave: fare profitti con la risorsa idrica. Un bene prezioso, quindi assai redditizio. Complici i cambiamenti climatici, “nel 2040 in Italia avremo meno del 50% di disponibilità idrica, l’acqua è vita” ricorda Zanotelli. Si sa: occhi famelici di grandi gruppi privati possono sempre essere in agguato. E i comitati si appellano alla recente pronuncia della Corte dei conti, sezione controllo per la Campania. Il passaggio da azienda speciale a spa non sarebbe un obbligo, come sostiene chi indica il decreto Draghi. “Noi siamo qui – spiega Lucarelli – per combattere l’ignavia, l’arroganza, l’irresponsabilità e l’indifferenza delle amministrazioni ai vari livelli di governo. Siamo sotto il Comune, perché Abc è di proprietà del Comune, ma siamo metaforicamente anche sotto il palazzo dell’Eic, sotto il palazzo di Abc e sotto il palazzo della Regione Campania, perché ci sono delle responsabilità plurime, e non accettiamo più questo scaricabarile indegno a cui stiamo assistendo”.

I comitati chiedono, ancora una volta, “un incontro”. La richiesta è di istituire un tavolo tecnico. “Pretendiamo che sia ascoltata non la mia voce, non quella di padre Zanotelli, ma – aggiunge il costituzionalista – la voce dei cittadini e la voce di quei 27 milioni di cittadini che hanno creduto nell’acqua bene comune, hanno creduto nell’acqua come un bene di appartenenza collettiva”. Ma il tema non è solo tecnico: è anche politico. “Riguarda – sottolinea Lucarelli – i beni pubblici, i beni comuni, i servizi pubblici, che riguarda proprio la visione della città, dei diritti fondamentali rispetto al godimento di beni pubblici”. Da assessore comunale, nel 2013 Lucarelli varò l’azienda speciale Abc. “Fu seguito un processo partecipativo – rammenta -, ascoltammo tutti i lavoratori, le associazioni, i comitati, i tecnici. Ma questo lo vogliono delle norme precise: stiamo parlando di risorse naturali, di terra, di territorio, di acqua, di risorse idriche, e di diritti fondamentali, per i quali la convenzione di Aarhus impone che ci sia un processo partecipativo reale e che siano ascoltati i cittadini”. Possibilmente prima di decidere, e non dopo.