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“È un’opportunità provvidenziale”. Così Giannicola Seneca del Comitato sannita Acqua Bene Comune commenta lo stop del Tar Campania alla Regione. Ovvero la sospensiva al bando pubblico per la gestione della Grande adduzione primaria, in attesa dell’udienza di merito, fissata all’11 marzo 2026. Dai comitati per l’acqua pubblica parte un appello al neo governatore Roberto Fico: cambiare tutto. “Vista la scadenza del termine di gara che è il 12 febbraio – spiega Seneca – , temevamo che pur essendo animato delle migliori intenzioni, avrebbe potuto avere difficoltà a riscrivere le regole del gioco, tra l’insediamento e la nomina della giunta. Invece questa sospensiva che blocca tutto, in sostanza, quantomeno fino a marzo”.

Tre mesi di tempo per Fico, allora, per “mettere in atto quelli che sono stati i suoi proclami elettorali, cioè – sottolinea l’esponente del comitato – di affidare la gestione della Grande adduzione regionale dell’acqua ad una società interamente pubblica, come la legge per fortuna consente ancora”. Con il nuovo presidente della Regione, i comitati non hanno avuto ancora contatti ufficiali. Solo un fugace incontro con padre Alex Zanotelli, tra i leader dei movimenti, in una manifestazione alla Cgil. Si conta però sulle sue dichiarazioni recenti, oltre che alla sua storica linea in materia idrica. “La nostra proposta – anticipa Seneca – è quella di riscrivere le regole del gioco alla luce del referendum del 2011, quindi affidare la gestione ad una società totalmente pubblica sul modello di Abc a Napoli, anche se l’azienda speciale non è più consentita”. Gli attivisti tuttavia chiedono “ci sia una società a totale capitale pubblico, tenendo fuori gli investitori e il mercato da quella che è la risorsa più importante che la Campania, perché ricordiamo che la Campania è la regione del sud Italia più ricca d’acqua”. C’è una certa aspettativa, nei movimenti per l’acqua pubblica. In questi anni, tentativi ne sono stati fatti diversi.Avevamo incontrato cinque volte De Luca e con tante altre manifestazioni sotto Palazzo Santa Lucia – ricorda Seneca -, però non c’è stato verso di fargli cambiare idea”. Adesso, si spera che “Fico, protagonista del referendum del 2011, lo metta in atto”. Per l’immediato futuro, “vedremo se ci sarà la possibilità di incontrarlo, quanto prima, se ce n’è bisogno”.

I comitati auspicano anche di riaprire il dossier dell’Ente idrico campano. L’organismo gestisce e pianifica il Servizio Idrico Integrato nella regione, occupandosi di acquedotto, fognatura e depurazione, e predisponendo il Piano d’Ambito. “Noi fin dal 2015, quando è nato – rammenta Seneca -, l’abbiamo sempre avversato, perché è una finta democrazia e il sistema dell’ente idrico Campano non ha fatto altro che sottrarre ogni potere decisionale ai comuni”. Emblematico il gesto di Zanotelli, con l’occupazione solitaria del consiglio regionale, quando fu approvata la legge 15 del 2015. “Peraltro – aggiunge l’attivista – è stata anche ulteriormente indebolita, perché successivamente è stato abolito anche l’articolo 20 che prevedeva la partecipazione, la consultazione da parte dei comitati”.

A Fico si rivolge pure il costituzionalista Alberto Lucarelli, da sempre vicino ai movimenti per l’acqua pubblica. In una nota, il docente della Federico II ripercorre le battaglie comuni dell’ultimo anno, condotte con il ricercatore Andrea Chiappetta. Un’azione portata avanti con pareri giuridici, “inseriti nei procedimenti amministrativi come osservazioni e messi a disposizione di tutti quale bene comune”. Ma anche con vari confronti pubblici. “Oggi arrivano i primi risultati” afferma Lucarelli. E indica l’ordinanza di sospensione del Tar al bando regionale, e pure quanto sta avvendo in tema di concessioni delle spiagge. “L’autorità portuale in autotutela – rimarca – ha revocato i bandi per la scelta dei concessionari privati”. Ora è tutto da rifare. “Sono ben consapevole che questo non basta – premette il costituzionalista -, ma credo che questi debbano essere dei “banchi di prova” per misurare la genuinità delle dichiarazioni di Fico e dei suoi in campagna elettorale”. Secondo Lucarelli, “si è creato un “vuoto”, ottenuto attraverso un lavoro teorico, di movimento e di giurisprudenza”. Il nuovo governo della Regione è dunque esortato ad infilarsi “in questo vuoto, con una azione decisa e determinata”, provando “a trascinare con se l’altro pezzo di campo largo che dimora a palazzo San Giacomo”. Il richiamo è alle modifiche allo statuto di Abc Napoli, approvate dalle giunta Manfredi, ma contrastate dai movimenti. Sul piano tecnico, Lucarelli individua quattro fasi per una svolta. “1.Si blocchi la privatizzazione della grande adduzione e – scrive il professore – si pensi ad un modello di gestione “tipo Abc”; 2. si faccia un piano demaniale che preveda, soltanto per una parte delle spiagge, la concessione di soli servizi; 3. Si revochi in autotutela le delibere della giunta di trasformazione di Abc; 4. Si proroghi per altri trenta anni la concessione ad Abc”. Questo è il momento delle scelte.

(Foto da Coordinamento Campano per l’Acqua Pubblica – Facebook)