Cinquant’anni di politica. Sempre al centro della scena. A volte protagonista, altre ago della bilancia. Spesso contestato, quasi mai irrilevante. La storia politica di Clemente Mastella è una delle più longeve e singolari della Repubblica italiana. Un percorso iniziato nella Democrazia Cristiana e arrivato fino a Noi di Centro, passando attraverso sigle, alleanze, governi e cambi di casacca che gli sono valsi il soprannome di “viandante” della politica.
Nato a Ceppaloni nel 1947, Mastella entra in Parlamento nel 1976 con la Democrazia Cristiana. Da quel momento non lascerà più le istituzioni nazionali per oltre trent’anni. Cresce politicamente all’ombra di Ciriaco De Mita e diventa uno dei principali riferimenti della corrente democristiana nel Mezzogiorno. Dopo essere stato sottosegretario alla Difesa nei governi Andreotti, arriva anche alla vicepresidenza della Camera.
La svolta arriva nel 1994. La Dc crolla sotto il peso di Tangentopoli e Mastella, insieme a Pier Ferdinando Casini, fonda il Centro Cristiano Democratico (CCD). Sceglie il centrodestra e Silvio Berlusconi lo nomina ministro del Lavoro nel suo primo governo. È il primo grande cambio di fase della sua carriera.
Ma la stabilità non è mai stata il tratto distintivo della sua storia politica. Nel 1998 lascia il CCD e dà vita prima ai Cristiano Democratici per la Repubblica (CDR), poi all’Unione Democratica per la Repubblica (UDR) di Francesco Cossiga. L’anno successivo nasce l’Udeur, il partito che più di ogni altro porterà il suo nome e la sua impronta politica.
Negli anni successivi Mastella diventa il simbolo del centrismo italiano. Un politico capace di dialogare sia con il centrodestra che con il centrosinistra. Una caratteristica che raggiunge il suo apice nel 2006, quando decide di sostenere Romano Prodi. Viene eletto al Senato e nominato ministro della Giustizia nel secondo governo Prodi.
Proprio quell’esperienza finirà per entrare nei libri di storia politica. Nel gennaio del 2008, dopo le vicende giudiziarie che coinvolsero la moglie Sandra Lonardo e alcuni esponenti dell’Udeur, Mastella ritira l’appoggio al governo. La maggioranza va in crisi e l’esecutivo Prodi cade. Per molti fu lui a staccare la spina al centrosinistra, aprendo una delle crisi politiche più clamorose della Seconda Repubblica. Un episodio che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più discussi della sua lunga carriera.
Dopo il tramonto dell’Udeur arrivano nuove tappe. L’approdo nel Popolo della Libertà, con cui nel giugno 2009 fu eletto al parlamento europeo, e poi successivamente in Forza Italia, quindi altre esperienze centriste fino alla nascita di Noi Campani e infine di Noi di Centro, la formazione politica con cui continua ancora oggi la sua attività pubblica.
Se la Prima e la Seconda Repubblica hanno visto Mastella protagonista a Roma e a Bruxelles, l’ultima parte della sua carriera è legata indissolubilmente a Benevento. Nel 2016 conquista Palazzo Mosti diventando sindaco del capoluogo sannita. Una vittoria che segna il ritorno sulla scena dopo anni difficili. Cinque anni più tardi arriva anche la riconferma alla guida della città.
Da deputato a senatore, da europarlamentare a ministro. Da Ceppaloni a Benevento. Dalla Democrazia Cristiana a Noi di Centro. In mezzo una lunga sequenza di partiti, alleanze e ricollocazioni politiche. Per i detrattori è il simbolo del trasformismo italiano. Per i sostenitori, invece, l’ultimo interprete della tradizione centrista. In ogni caso, dopo mezzo secolo, Clemente Mastella resta uno dei pochi protagonisti ancora in piedi della Prima Repubblica ancora oggi al centro della vita politica italiana.




















