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Buona partecipazione in Piazza Sant’Anna, all’incontro pubblico “Capire la dipendenza: come interagiscono corpo, emozioni e pensieri”, promosso dall’associazione LiberaMente Foglianise. La serata, moderata da Simeone Mattia e Dario Belfiore, ha visto l’intervento dello psicologo dott. Raffaele Perna, che ha guidato il pubblico in un momento di ascolto, confronto e dialogo su un tema sempre più attuale.

L’obiettivo dell’incontro non era quello di tenere una lezione accademica, ma di aiutare i presenti a comprendere cosa accade quando il corpo invia segnali, i pensieri si affollano e le
emozioni sembrano prendere il sopravvento. Un percorso di riflessione che ha coinvolto il pubblico, chiamato a confrontarsi su un fenomeno che, pur assumendo oggi forme diverse, accompagna l’uomo da sempre.

Nel suo intervento, il dottor Perna ha ricordato come la dipendenza sia sempre esistita nel corso della storia, anche se con il tempo sono cambiati gli strumenti attraverso cui si manifesta. Se un tempo erano soprattutto l’alcol o altre sostanze, oggi le dipendenze possono nascere anche dall’uso eccessivo dei social network, dal gioco, dalle relazioni affettive o da qualsiasi comportamento che diventa l’unico modo per trovare sollievo dal disagio.

Da qui l’importanza della prevenzione. Intervenire quando la dipendenza è già consolidata è
molto più difficile; riconoscere invece i primi segnali di malessere permette di evitare che un comportamento occasionale diventi un automatismo.
Uno dei concetti centrali affrontati durante la serata è stato proprio quello dell’automatismo. Il nostro cervello possiede una parte più antica e istintiva che regola funzioni essenziali come il respiro, il ciclo sonno-veglia, la fame e gli impulsi fondamentali, oltre alle reazioni di attacco o fuga. È quella parte che rende automatiche molte delle nostre azioni.

Nella dipendenza questo meccanismo si altera. Chi ne soffre spesso non mette in atto determinati comportamenti perché lo decide razionalmente, ma perché il cervello ha costruito un automatismo che prende il controllo delle azioni. Bere, controllare continuamente il telefono o ricercare una determinata persona diventano così risposte automatiche al disagio, capaci di perpetuarsi anche quando producono sofferenza. Ampio spazio è stato dedicato anche alle emozioni, che rappresentano una componente indispensabile della nostra vita.

La rabbia serve a reagire e a difendersi, la paura garantisce la sopravvivenza e ci aiuta a riconoscere i limiti, la tristezza ci invita a fermarci e a capire cosa nella nostra vita deve cambiare, mentre il disgusto contribuisce alla costruzione del senso morale. La sorpresa rappresenta la scoperta e l’imprevedibilità, mentre la gioia alimenta il benessere e le relazioni.
Il problema, è stato sottolineato, nasce quando si tenta di spegnere queste emozioni invece
di comprenderle. Emblematico l’esempio proposto durante l’incontro: una persona prova rabbia e decide di andare al bar a bere qualche birra per dimenticare. In quel momento il disagio sembra diminuire, ma terminato l’effetto dell’alcol quella rabbia non è scomparsa.

Al contrario, tende ad amplificarsi, inducendo la persona a ricorrere nuovamente allo stesso comportamento. È così che il cervello rafforza il circuito della dipendenza. Un altro tema affrontato è stato quello dei social network, indicati come uno degli strumenti che oggi possono favorire nuove forme di dipendenza. Le piattaforme digitali tendono infatti ad amplificare continuamente le emozioni, spingendo spesso verso reazioni estreme e alimentando il bisogno di gratificazioni immediate.

Accanto al corpo e alle emozioni ci sono poi i pensieri. È la parte della mente che ci permette di programmare, scegliere e riflettere, ma è anche quella che, nei momenti di difficoltà, può trasformarsi in una voce critica capace di svalutarci. Pensieri intrusivi come
“non ce la posso fare”, “va tutto male” o “la vita fa schifo” finiscono per alimentare emozioni negative come rabbia e tristezza. Per silenziare questo “rumore”, molte persone cercano una soluzione immediata proprio nella dipendenza.

Il messaggio conclusivo emerso dall’incontro è che la dipendenza nasce quando corpo, emozioni e pensieri smettono di essere in equilibrio. Non si tratta semplicemente di mancanza di volontà, ma di un meccanismo complesso che coinvolge l’intera persona. Comprenderlo significa fare il primo passo verso la prevenzione e la cura, promuovendo una maggiore consapevolezza di sé e relazioni più sane con gli altri.

L’iniziativa di LiberaMente Foglianise, apprezzata dai numerosi partecipanti intervenuti in Piazza Sant’Anna, ha così confermato l’importanza di creare occasioni di confronto su temi che riguardano sempre più da vicino la vita quotidiana di giovani e adulti.

di Annalisa Papa