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Una seduta concitata, segnata da accesi scontri procedurali e da un clima di forte tensione politica, ha comunque restituito al Consiglio comunale di Solofra i suoi vertici istituzionali. Il dato politico concreto emerso dall’assise cittadina è l’elezione di Aurelio Petrone alla carica di presidente del Consiglio comunale, affiancato da Maria Luisa Guacci nel ruolo di vicepresidente.

Un passaggio formale ma dal peso specifico notevole, che consente all’Assise di colmare un buco istituzionale di non poco conto. Il passaggio di Petrone al vertice dell’assise — ruolo di cui ricopriva precedentemente la vicepresidenza — ha infatti reso necessaria anche la nuova nomina di Guacci, ricomponendo così il quadro delle cariche di garanzia e di guida del parlamentino locale.

Raggiungere questo risultato, tuttavia, è stato tutt’altro che semplice. La seduta si è rivelata estremamente combattuta sotto il profilo delle procedure, con la maggioranza decisa a blindare le nomine e un’opposizione sul piede di guerra. A surriscaldare gli animi nell’aula consiliare sono state in particolare le riserve sollevate dalle minoranze, che come preannunciato hanno presentato le loro perplessità sulla compatibilità del neo consigliere De Stefano.

Su questo punto cruciale non sono mancati aspri scontri verbali tra i banchi dell’aula. Le forze di opposizione hanno incalzato la maggioranza cavillando sui punti d’ombra della surroga e mettendo in discussione la regolarità del percorso, trasformando il dibattito in un serrato duello regolamentare e politico.

Nonostante le mareggiate e le fibrillazioni, la maggioranza è riuscita a serrare i ranghi e a completare il puzzle delle cariche istituzionali.

A scaldare gli animi nell’aula consiliare non sono state solo le votazioni per la presidenza, ma soprattutto le questioni pregiudiziali sollevate dalle minoranze. Al centro dello scontro è finita la posizione del neo consigliere  Gino De Stefano.

I gruppi di opposizione hanno presentato formali perplessità circa la sua compatibilità con il ruolo consiliare, innescando un botta e risposta procedurale senza esclusione di colpi. Tra cavilli regolamentari e stoccate personali, la seduta ha registrato momenti di forte scontro verbale tra i banchi dell’aula, con le minoranze determinate a mettere a verbale ogni riserva sull’agibilità politica e giuridica della surroga.