A distanza di quasi due settimane dal drammatico ritrovamento, la verità sulla morte di Sergio Tia resta ancora avvolta nel mistero. Nonostante i primi rilievi e gli esami autoptici, gli investigatori non sono ancora riusciti a sciogliere i dubbi fondamentali sul caso: si è trattato di un tragico malore o di una morte violenta?
Proprio per fare luce su quanto accaduto nella casa di viale Italia dove il 44enne è stato trovato senza vita, la Polizia Scientifica è tornata nell’appartamento per un nuovo sopralluogo. L’obiettivo è analizzare nel dettaglio le macchie di sangue distribuite in varie stanze — e non solo nei pressi del corpo —, nella speranza di raccogliere indizi decisivi.
Sergio è stato trovato privo di vita lo scorso 6 agosto dal padre. Il corpo giaceva a terra vicino all’ingresso, in una pozza di sangue e con una profonda ferita alla testa.
Rispetto alle notizie delle prime ore, successivamente è stato accertato dagli inquirenti che il corpo è stato ritrovato in casa con la porta chiusa, e non sull’uscio. Nessun segno di forzatura della porta e, quindi, qualora non si trattasse di malore, la vittima potrebbe aver aperto la porta al suo, o ai suoi, aguzzini.
Una ipotesi che il fratello, Roberto Tia, ha scacciato con forza, attraverso alcune dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi ad un’agenzia stampa: “Si leggono tantissime ricostruzioni fantasiose su quanto accaduto a Sergio”.
Al momento nemmeno l’autopsia è riuscita a fare piena chiarezza sui fatti, nè ha fatto emergere elementi utili all’ipotesi certa del malore.

















