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Sembra ormai l’ennesima replica del gioco delle tre carte, una partita a ruoli invertiti dove la memoria storica dell’aula consiliare si fa corta e la coerenza politica diventa un optional ad uso e consumo delle telecamere. Lo scontro frontale andato in scena tra l’ex sindaco Gianluca Festa — oggi dai banchi dell’opposizione — e l’assessore al Commercio Ettore Iacovacci sulle autorizzazioni e i patrocini per gli eventi commerciali lungo Corso Vittorio Emanuele racconta alla perfezione la parabola della politica cittadina.

Da un lato c’è Gianluca Festa (affiancato idealmente dalla continuità dell’ex sindaca Laura Nargi), una figura che sulla cultura dell’evento, della piazza illuminata e della manifestazione costante ha costruito l’intera narrazione della propria stagione amministrativa. Oggi, da consigliere di minoranza, l’ex primo cittadino veste i panni del rigorista: accusa la giunta in carica di aver favorito un soggetto privato a discapito dei commercianti del centro e ipotizza persino un danno erariale per le casse comunali a causa di stand concessi con contratti privati a fronte di patrocini pubblici.

Dall’altro lato c’è Ettore Iacovacci, oggi assessore di punta con una pioggi ai deleghe tra le quaili, appunto lee attività produttive. Un Iacovacci che oggi si trova nell’insolita veste di strenuo difensore della legittimità degli atti e del valore promozionale dei mercatini, ma che solo fino a pochi mesi fa, ai tempi in cui sedeva all’opposizione al fianco dell’allora consigliere Luca Cipriano,  oggi assessore alla cultura, non lesinava critiche furiose proprio contro il “modello Festa”, denunciando la sfilata continua di casette, banchetti e caciara a buon mercato lungo il salotto buono della città. Puntualmente riproposte per bene due volte, seppure per eventi differenti, in appena due mesi di amministrazione.

Nel mezzo c’è una realtà documentale che Iacovacci non ha esitato a sventolare. Carte alla mano, l’assessore ha ricordato come la stessa giunta Festa — prima — e l’amministrazione Nargi — poi — abbiano sfornato per anni delibere del tutto identiche: dai vari “EuroChocolate” e “Gusto Italia in Tour“( riproposto la scorsa settimana dall’amministrazione Pizza, fino alla contestata concessione gratuita delle “casette di legno” per il Mercatino di Natale del dicembre 2024 e qualche settimana fa rispolverate per un evento in Piazza Libertà.
Un “tu quoque” condito da battute al veleno sul passato giudiziario dell’ex sindaco e sulla regolarità dei pareri tecnici e contabili delle attuali delibere.

Ma al di là del valzer delle accuse, delle giravolte ideologiche e di chi oggi critica ciò che ieri autorizzava (o viceversa), a restare sullo sfondo è un dato amaro per la vita culturale della città. Mentre la politica locale si accapiglia ferocemente sulle bancarelle del Corso, sul cioccolato e sul cibo da strada, uno dei motori principali della cultura e dell’immagine di Avellino giace al buio: il Teatro Carlo Gesualdo resta ancora drammaticamente senza un cartellone e senza una programmazione all’altezza. Una fotografia nitida di una città dove il dibattito si accende per la gestione della piazza, mentre le grandi istituzioni culturali aspettano invano che si riapra il sipario.