Tempo di lettura: 5 minuti

Una lettera aperta, un atto d’accusa in piena regola all’America’s Cup, firmato da 15 associazioni e 24 personalità della cultura e della società civile. Nel mirino non c’è “l’evento sportivo in sé”, ma cosa rappresenterebbe a Napoli: “Un cavallo di Troia”. La richiesta, corredata di motivazioni, è lo stop ai lavori in corso a Bagnoli.

LA LETTERA APERTA

L’America’s Cup non è ritenuta “il cuore di una contestazione popolare e di gruppi importanti della cultura e della società civile napoletana”, bensì lo è “il modo in cui questo evento è stato strumentalizzato per realizzare obiettivi, urbanistici, economici e sociali, estranei” alla competizione, e “da sempre perseguiti dalla parte più retriva della politica e dell’imprenditoria napoletana“. Le preoccupazioni spaziano da quelle ambientali all’urbanistica, toccando anche temi sanitari. A detta dei firmatari la manifestazione “poteva tranquillamente essere svolta senza realizzare nessuna grande opera, come dimostrano proprio le pre-regate che si sono appena svolte, con le barche ospitate in strutture provvisorie poste sotto Nisida”. Invece, la kermesse sarebbe “servita come cavallo di Troia per stravolgere le norme urbanistiche che la città si era data e che il governo commissariale di Bagnoli aveva sostanzialmente confermato nel 2019, con un nuovo piano approvato da un decreto del Presidente della Repubblica”. Nel 2024, tuttavia, “il governo nazionale, coadiuvato dal Sindaco di Napoli-Commissario per Bagnoli – sottolinea il documento -, ha prima di tutto abrogato, con un decreto legge, la norma che imponeva il ripristino della morfologia naturale della costa e ha condotto una trattativa, di cui è stata orgogliosamente rivendicata la segretezza dalla stampa locale (sic!), per ottenere che le regate si svolgessero a Napoli. Solo un grande evento sportivo, infatti, poteva distrarre l’opinione pubblica e distogliere l’attenzione della città dalla compromissione permanente che si sta realizzando degli interessi, sociali e collettivi, dei cittadini napoletani e, in primo luogo, della popolazione bagnolese“.

I presunti effetti di questa virata sono contestati dagli autori della lettera. Tra loro, figurano nomi di primo piano della ricerca ed esponenti o ex della politica. “Non solo – si ricorda – non avremo più la spiaggia pubblica di due chilometri, da Nisida a La Pietra, e sarà conservata la colmata, per farne verosimilmente un porto (adesso eufemisticamente chiamato ‘bacino di calma’), ma possiamo dimenticarci anche il disinquinamento dei fondali marini. I lavori che adesso si stanno eseguendo, infatti, incredibilmente non sono stati preceduti da alcuna Via (Valutazione di impatto ambientale) con una interpretazione nella migliore tradizione degli azzeccagarbugli: non serve la Via per la temporaneità delle opere”. Così si starebbero “eseguendo dei lavori scollegati dalle necessità di riqualificazione ambientale. Si stanno dragando i fondali, movimentando sedimenti marini inquinatissimi, con altissime concentrazioni di Ipa e Pcb – sottolinea il documento -. I sedimenti sono dragati con benne che lasciano ricadere in acqua parte del materiale raccolto. Inoltre, poiché, per esigenze del tutto estranee alla riqualificazione del territorio, occorre che i fondali siano profondi oltre 6 metri (devono essere dimensionati sul pescaggio delle barche della competizione velica), stanno addirittura scavando (sic!) questi fondali inquinatissimi, dissodandoli con un forchettone di acciaio gettato in acqua in caduta libera, con la dispersione di sostanze inquinanti che si può immaginare. I sedimenti raccolti vengono lasciati poi essiccare al sole”.

Si evocano pure i cittadini di Bagnoli, “che hanno subito per decenni l’inquinamento dell’industria, cui erano stati promessi come risarcimento dei danni subiti una spiaggia e di un bosco”. Adesso, è l’allarme lanciato, starebbero “respirando anche i miasmi prodotti dalle operazioni di scavo”. Operazioni che, “si ribadisce, non sono state precedute da alcuna valutazione di impatto ambientale – evidenzia il documento -, perché si è furbescamente asserito che si tratta di opere temporanee“. Inoltre, mancherebbe alcuna “previsione di analisi dei composti organo-stannici e metilati di Hg che si formano per combinazione di Ipa e Pcb con Hg e Sn, naturalmente presenti nel sito, mentre le diossine si formano per combinazione di Ipa con Cloro marino“. Pesanti rilievi, sinora sempre smentiti dal Commissariato straordinario di governo. La denuncia riassume mesi di proteste, condotte in piazza ma anche sulle (rare) testate disposte ad ospitare le critiche. “Completamente disatteso – rincarano i firmatari – è stato, infine, il principio chi inquina paga”. Ed è per questo motivo “che chiediamo l’immediato blocco dei lavori – conclude la lettera -, che nulla hanno a che vedere né con le esigenze dell’evento sportivo (che può tranquillamente fare a meno della colmata di Bagnoli, come accaduto in questa prima regata) né con le esigenze ambientali, e il ripristino delle previsioni di piano democraticamente decise dalla città”.

LE FIRME AL DOCUMENTO

Assise di Palazzo Marigliano
Assise di Bagnoli-Bagnoli informazione
Rete No America’s Cup
Rete Sociale No Box-Diritto alla città
Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli
Fisi
Associazione Donne Architetto Ada Napoli
Associazione Mondo Scuola
Associazione Unità delle sinistre
Associazione Marco Mascagna
Autonomia Napolitana
Comitato Promotore del Progetto Hydrosòphia
Comitato civico di San Giovanni a Teduccio (Napoli)
Comitato San Martino
Vas Verdi Ambiente Società Napoli
Vezio De Lucia, urbanista
Francesco Barbagallo, storico
Giulio Pane, professore, architetto
Vincenzo Russo architetto urbanista
Gabriella Corona, storica dell’ambiente
Gianni Dispoto, urbanista
Emma Buondonno, architetto
Stella Cervasio, giornalista
Benedetto De Vivo, ingegnere geochimico
Nino Ferraiuolo, professore
Carlo Coppola, Vicepresidente Comitato Monte Echia
Giovanni Squame, già Presidente della Commissione urbanistica comunale
Salvatore D’Acunto, economista
Riccardo Caniparoli, consigliere del direttivo nazionale di Italia Nostra
Gianfranco Nappi, Infiniti Mondi
Francesco Escalona, Presidente NuRige Campania
Teresa Leone, architetto, Associazione Antares Ets
Salvatore Minolfi, storico
Gaetano Troncone, architetto, presidente Associazione Studio 147
Rina, Valeria De Lorenzo, già Deputato della Repubblica
Gennaro Esposito, Consigliere comunale
Antonia Manca, insegnante
Maria Muscarà, già Consigliere regionale
Carlo Iannello, costituzionalista, socio Italia Nostra Napoli