Ben venga il disagio, ben venga la mobilitazione. Il potere è nelle mani del popolo, lo è da quando la monarchia è stata fatta cadere. Al potere, i potenti vengono messi. Questa passività viene spesso dimenticata: sali perché ci vieni messo.
Al di là delle posizioni politiche, lo Stato deve essere al servizio del popolo, non il contrario. Viene dimenticata la fiducia, viene dimenticato il compito. Eppure, persino Gesù Cristo, per chi ci crede, è sceso a soffrire con gli uomini (e senza pass prioritario per le liste d’attesa). E allora, se siamo solo delle pecore da abbindolare con un “risparmio” centesimale sul prezzo del carburante, ben venga mettere tutto a ferro e fuoco.
Cosimo Rummo, titolare del pastificio Rummo di Benevento, ha sollecitato l’intervento di Salvini, Piantedosi e del prefetto, perché queste proteste in Puglia hanno conseguenze “non più sostenibili”. Da notare, il problema è non reperire le risorse in tempo, non l’aumento del loro prezzo.
Il punto, però, è proprio questo. Deve esserci disagio, altrimenti di che rivoluzione parliamo? Si è perso di vista il fatto che la rivoluzione non deve solo essere una questione a cui portare “rispetto”. La rivoluzione costringe al cambiamento.
Ma in un paese dove si fa la guerra tra destra, sinistra e centro, il resto cade a pezzi. Il popolo, quello vero, quello che è colonna portante di un paese, quello che produce, sta cadendo a picco. Però a voi che ve ne frega? Voi state bene, avete da bere, da mangiare, nessun mutuo, nessuno stipendio da miseria, figli sistemati. Non è un vostro problema.
E allora ben vengano le strade chiuse, le scuole occupate, il disagio vero. Vi deve tremare la terra sotto ai piedi e capire che senza il popolo, quello che lavora in silenzio, che si spacca la schiena, che va al lavoro a piedi perché non può permettersi la benzina, non siete niente. Senza la manovalanza che pagate quattro euro l’ora, non riuscireste nemmeno a comprarvi il latte. Che tra l’altro costa tantissimo.
E ben venga la rivoluzione se in una città governata dal perbenismo, un turismo gestito con i piedi, un commercio miserabilmente morto e un’aspirazione futura che è vergognoso anche solo dire a cosa somiglia, le priorità sono andare alle inaugurazioni concedendo più foto di Can Yaman al BCT.
Marcuse, nel cuore degli anni Sessanta, scrisse: “La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi”. Non serve dire altro.


















