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Doveva essere il laboratorio dell’unità dopo l’intesa sulle Comunali di Avellino, ed invece il campo largo provinciale si sta trasformando nel teatro di un nuovo scontro fratricida che rischia di lasciare sul campo solo macerie. 

L’ultimo atto di questa crisi è arrivato con il verdetto del Tar promosso da alcuni amministratori di area per frenare le elezioni presidenziali del 10 giugno: fallito il ricorso, tramontata l’ultima speranza legale di rimescolare le carte, la politica torna protagonista, ma lo fa nel modo più caotico possibile. Le urne si avvicinano e il centrosinistra si presenta al via con il fiato corto e i nervi tesi.

Al centro della contesa c’è il Partito Democratico, mai così diviso. Da un lato c’è Maurizio Petracca, il cui asse politico sembra ormai orientato a un obiettivo chiaro: chiudere l’era del Presidente uscente Rizieri Buonopane

Il paradosso è tutto nei numeri e nelle diplomazie: secondo un accordo siglato a Roma, infatti, il PD avrebbe il diritto e il dovere di riprovarci proprio con Buonopane. E anche IL M5S con Michele Gubitosa è d’accordo.

Ed ecco che Enzo Alaia, architetto di Casa Riformista, è pronto a lanciare la candidatura unitaria  di Fausto Picone. 

Quella del vice sindaco di Candida non è solo una candidatura di bandiera, ma una mossa tattica studiata per attrarre i delusi di entrambi gli schieramenti. E pare che anche Petracca sia pronto a sposare la causa, tanto che Alaia si appella alla candidatura unitaria: “Trattandosi di un ente di secondo livello, credo che i protagonisti dovrebbero essere proprio gli amministratori. Se questo appello sarà accolto, io sono più che favorevole e andiamo avanti con un candidato che ci unisca tutti”.

Il centrodestra, intanto, o almeno una nutrista fetta, senza dover fare troppi sforzi per dividere gli avversari – che ci stanno pensando benissimo da soli – si compatta attorno al nome di Paolo Spagnuolo.