Si è aperto con l’intervento del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, presieduto dall’avvocato Fabio Benigni, il ciclo di incontri dedicati al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il primo appuntamento ha visto la partecipazione dei sostenitori del “Sì”, mentre un successivo incontro sarà riservato ai promotori del “No”.
Ad aprire i lavori è stata una premessa chiara, soprattutto alla luce delle polemiche emerse nei giorni scorsi. «Non si tratta di una questione politica. È vero che nel tempo è diventata tale, ma resta una battaglia che l’avvocatura porta avanti da tantissimi anni, in particolare l’Unione delle Camere Penali», ha precisato il presidente Benigni.
Secondo il presidente dell’Ordine, il ruolo dell’avvocatura non si esaurisce nella pratica forense, ma comprende anche un impegno culturale e informativo: «Ritengo che il nostro compito, la nostra funzione, sia anche quella di fare chiarezza, promuovendo dibattiti capaci di coinvolgere i rappresentanti dell’avvocatura».
Un percorso di confronto avviato già a novembre scorso, con l’obiettivo di garantire spazio e ascolto a entrambe le posizioni, favorendo un dibattito equilibrato e consapevole su un tema centrale per il sistema della giustizia.
Presente anche il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste: “Sostanzialmente l’avvocatura, specie quella istituzionale, assume una posizione squisitamente tecnica e non politica. Quando ci si richiama all’esigenza di riforma, lo si fa attingendo all’ispirazione del padre del codice di procedura penale, che consegnò il modello inquisitorio all’oblio, sostituendolo con quello accusatorio». La separazione delle carriere, precisa Foreste, non costituisce novità, bensì l’inevitabile evoluzione: «È quindi una conseguenza logica la riforma dell’articolo 104 della Costituzione e, dunque, la separazione delle carriere”.
Interviene poi Gaetano Aufiero, presidente della Camera Penale Irpina e convinto sostenitore del “Sì”. «Votare Sì perché il giudice deve essere terzo e imparziale. Sono ventisei anni che l’articolo 111 della Costituzione sancisce il dovere di imparzialità e terzietà del giudice», ha affermato. La separazione delle carriere, a suo giudizio, trascende gli aspetti tecnici: rappresenta una questione di autentica giustizia”.
«Occorre votare Sì perché la separazione delle carriere non coincide in alcun modo con la separazione delle funzioni, che costituisce il vessillo dei vari comitati per il No: “Ma esiste già la separazione delle funzioni”. In realtà, la distinzione tra funzioni e carriere è profonda», ha rimarcato. «Una cosa è limitarsi a funzioni separate e sottolineare che solo il due o il tre per cento dei magistrati muta ruolo nel corso dell’anno. Ma la separazione delle carriere è un concetto radicalmente diverso».




















