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Alla vigilia del cruciale Consiglio Comunale di Solofra convocato per il 23 giugno 2026 (e, occorrendo, per il 24 in seconda convocazione), l’approvazione del Rendiconto di bilancio dell’esercizio 2025 apre l’ennesimo scontro. Otto consiglieri comunali di minoranza hanno inoltrato una durissima segnalazione formale ai vertici dell’Amministrazione, sollevando un caso di grave conflitto di interessi che pende sulla figura del consigliere di maggioranza Gino De Stefano.

 

Al centro della contestazione vi è il doppio ruolo ricoperto da De Stefano, che risulta essere contemporaneamente consigliere comunale e dipendente della Solofra Servizi S.p.A., la società “in house” a totale partecipazione pubblica del Comune di Solofra, attualmente posta in liquidazione e accompagnata da un concordato in continuità.

 

I firmatari dell’esposto — i consiglieri Loredana Attianese, Gerardo De Stefano, Antonio D’Urso, Maria Luisa Guacci, Genoveffa Maffei, Antonio Marchesano, Gabriele Pisano e Michele Vignola — chiedono con assoluta urgenza un parere preventivo al Segretario Generale e al Vice-Segretario Dott.ssa Michela De Stefano per fermare quello che ritengono un potenziale vizio di legittimità dell’intero impianto deliberativo.

 

Ciò che aggrava sensibilmente il quadro è la fumosità attorno a una pregressa battaglia legale. Stando a quanto emerso da una nota del liquidatore della società, l’Avv. Duilio Schiazza, all’atto della sua candidatura il consigliere De Stefano era parte ricorrente in un contenzioso contro la stessa Solofra Servizi S.p.A. (R.G. n. 2753/2021). Sebbene il ricorso sia stato rigettato in primo grado con sentenza pubblicata il 21 novembre 2025, la minoranza eccepisce che non è mai stato chiarito se il consigliere abbia o meno proposto appello, lasciando un’ombra di forte incertezza giuridica proprio mentre l’Aula si appresta a votare un bilancio che tocca da vicino la partecipata.

Le opposizioni poggiano la propria linea d’attacco su pilastri normativi precisi e invalicabili. Viene richiamato in primis l’articolo 78, comma 2, del D.Lgs. n. 267/2000 (TUEL), il quale stabilisce in modo perentorio che gli amministratori locali devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri. Un principio rafforzato dall’art. 29 del Regolamento comunale, che vieta ai consiglieri qualsiasi commistione, anche indiretta, nella gestione di servizi o aziende soggette al controllo politico-amministrativo del Comune.

Dato che la Solofra Servizi S.p.A. è una società in house, il legame con l’Ente non è un normale rapporto azionario, bensì di “stretta strumentalità operativa” (controllo analogo). Di conseguenza, ogni voto espresso in Consiglio sul rendiconto si riflette direttamente sul futuro dell’azienda e, per proprietà transitiva, sulle sorti lavorative ed economiche dei suoi dipendenti, tra cui figura lo stesso De Stefano.

La giurisprudenza del Consiglio di Stato, del resto, è chiarissima: il dovere di astensione scatta ex ante, al “minimo sentore” di un conflitto di interessi, anche solo potenziale, a tutela dell’imparzialità e dell’immagine della Pubblica Amministrazione ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.

Gli otto firmatari hanno concluso l’esposto riservandosi fin d’ora ogni ulteriore iniziativa presso gli organi di controllo e l’Autorità Giudiziaria. La palla passa ora al Segretario Generale, chiamato a fare da arbitro e garante della legalità in un momento tra i più tesi della storia amministrativa recente di Solofra.