La tratta e la mercificazione del corpo delle donne, due fenomeni di violenza al sesso debole e fragile, sono stati ancora una volta denunciati nel ricordo di una delle vittime sacrificate in una strada poco frequentata di Benevento.
A dieci anni dalla uccisione di Esther Johnson, una migrante che esercitava il più antico dei mestieri nell’area a ridosso del Parco Cellarulo e di Ponte a Cavallo è stata ricordata questa donna sfruttata ed oltraggiata da mani ancora ignote. Per tenere viva l’attenzione sui temi della dignità della persona, dei diritti e dell’accoglienza delle persone più deboli per manifestare la ferma lotta e condanna dell’odioso sfruttamento delle donne da parte della criminalità organizzata in molti sono scesi in strada. Quel femminicidio resta ancora senza colpevoli ancora non è stata resa giustizia a quella donna allora 36enne, che veniva a Benevento tutti i giorni dal casertano. Tante associazioni si sono ritrovate al Parco Cellarulo ove Esther fu raggiunta da ben sette colpi di pistola che non le lasciarono scampo. Presente anche il parroco di Santa Maria Costantinopoli don Biagio Corleone, la Cgil l’Avs e anche Exit Strategy. Un fiore e’ in ricordo di Esther nel luogo ove fu ritrovata. “Ricordare significa assumersi una responsabilità collettiva”. Maria Rosaria Ricci, referente del coordinamento di Libera Benevento, ha sottolineato: “La memoria non è soltanto un esercizio del passato, ma uno strumento per costruire il presente e il futuro delle nostre comunità. Attraverso il ricordo di Esther Johnson, vittima innocente di tratta, sfruttata sessualmente e per questo costretta a prostituirsi fino alla morte, vogliamo riaffermare il valore della vita, dei diritti e della giustizia, affinché nessuno resti invisibile”.
Esther, vittima di Castelvolturno della tratta delle schiave, rientra a pieno titolo nella casistica dei casi irrisolti perché ancora senza responsabili. Oltre l’80% dei reati di mafia non conosce i responsabili. La Ricci ha voluto concludere il suo intervento ricordando come esitano due Case di accoglienza delle donne vittime di tratta che sono state intitolate proprio ad Esther.




















