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Anche per un diritto che ritorna a casa c’è un cerimoniale da rispettare. E così a tagliare il nastro tricolore nel giorno della riapertura del Pronto Soccorso dell’ospedale di Boscotrecase c’erano il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, i politici della zona, i camici bianchi.
Ma in realtà quel nastro lo hanno tagliato i cittadini che hanno battagliato per lunghissimi sei anni, i manifestanti che hanno raccolto firme giorno e notte, i militanti dei comitati che hanno coinvolto la politica da sinistra a destra per combattere la buona battaglia e le famiglie di chi non ce l’ha fatta, di chi “se ci fosse stato il pronto soccorso…”, e di chi “si teme sia un decesso che poteva essere evitato”. E così da ieri pomeriggio il Pronto Soccorso al Sant’Anna è aperto.

Tutto è cominciato a luglio 2020, quando una famiglia trovò le porte sbarrate. L’ospedale S. Anna era diventato Covid Center e con esso era sparito il pronto soccorso, angosciante per le oltre 300mila persone dell’area vesuviana, da Torre Annunziata a Terzigno. Da quella rabbia è nata una mobilitazione senza sosta: piazze piene, banchetti sotto le saracinesche, il “tampone sospeso e solidale” durante la pandemia, notti al freddo davanti al presidio.

Le firme lo raccontano: 11.888 online. Ma a queste si sono sommate le migliaia raccolte ai banchetti organizzati in sei anni, a partire dal primo episodio di luglio 2020. Numeri che hanno costretto tutti ad ascoltare. È stata una vittoria del popolo che ha saputo unirsi e trascinare la politica, da destra a sinistra. Alle manifestazioni i comitati hanno sempre chiesto ai politici di portare i proprio gonfaloni. Una volta c’erano Sandro Ruotolo del PD, Pasquale Nappi della Lega e Gianluca Mazzella dei 5 Stelle, insieme ad esponenti locali e regionali di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Guidavano migliaia di cittadini, esasperati, impauriti. Ma che non si sono mai arresi.

Ora il pronto soccorso ha quindici posti per codici, saletta chirurgica, OBI, area codice rosa e stanze a pressione negativa. “Non festeggiamo”, scrivono i promotori chiudendo la petizione. “Ci viene semplicemente restituito ciò che era nostro”. La vigilanza ora si sposta sulla Casa della Comunità a Torre Annunziata. Altra buona battaglia per un altro diritto ad oggi negato.