Il Consiglio comunale di Napoli non ha approvato la delibera per la costituzione della newco Napoli Patrimonio per mancanza del numero legale in aula. Alla ripresa dei lavori, dopo oltre due ore di sospensione, il consigliere di maggioranza del gruppo ‘Napoli solidale – Europa verde’, Sergio D’Angelo ha preso la parola ribandendo la posizione del gruppo di contrarietà al testo. “Permangono forti dubbi sulla delibera – ha affermato – e non partecipiamo al voto.
Nei prossimi giorni confidiamo di poter incontrare il sindaco e assessore per poter trovare una posizione condivisa su un tema che suscita preoccupazione”. L’intero gruppo, costituito da 5 consiglieri, ha lasciato l’aula prima della verifica del numero legale, chiesta dallo stesso D’Angelo. Alla verifica sono risultati in aula solo 18 consiglieri, e la presidente Amato ha dovuto decretare la conclusione dei lavori.
Nei prossimi giorni confidiamo di poter incontrare il sindaco e assessore per poter trovare una posizione condivisa su un tema che suscita preoccupazione”. L’intero gruppo, costituito da 5 consiglieri, ha lasciato l’aula prima della verifica del numero legale, chiesta dallo stesso D’Angelo. Alla verifica sono risultati in aula solo 18 consiglieri, e la presidente Amato ha dovuto decretare la conclusione dei lavori.
“La scelta del Comune di Napoli di varare una nuova società – una newco – per la gestione del patrimonio pubblico, accompagnata dalla previsione di aumento dei canoni patrimoniali e dall’incremento degli introiti derivanti dalle alienazioni, rappresenta un segnale estremamente preoccupante. Ancora una volta si sceglie la strada più semplice: fare cassa. A pagare, come sempre, saranno i cittadini, le famiglie, le attività commerciali e le realtà associative che già sopportano un carico fiscale tra i più elevati d’Italia”. Lo scrivono, in una nota, il presidente ed il vice presidente di Fratelli d’Italia, Marco Nonno e Luigi Rispoli, ed il consigliere comunale, Giorgio Longobardi, a commento della deliberazione all’esame dell’aula con la quale si propone la costituzione di una nuova società per la gestione del patrimonio immobiliare.
“Questa decisione si inserisce nel solco del cosiddetto ‘Patto per Napoli’, che ha già comportato pesanti sacrifici per i napoletani, con l’aumento dell’addizionale comunale Irpef e della Tari, senza che a tali sacrifici sia corrisposto un reale miglioramento della qualità dei servizi. Più tasse, ma non più efficienza – scrivono gli esponenti meloniani -. Più entrate, ma non più decoro, manutenzione o sicurezza”.
“La gestione del patrimonio pubblico non può trasformarsi in una mera operazione finanziaria. Il patrimonio della città è un bene collettivo, da valorizzare con visione strategica e trasparenza, non da utilizzare come leva per coprire inefficienze o squilibri di bilancio”, prosegue la nota. Secondo i rappresentanti di Fdi “aumentare i canoni e spingere sulle alienazioni significa scaricare sui cittadini il peso di scelte amministrative discutibili e di una programmazione che non ha saputo incidere sulla riduzione degli sprechi e sull’efficientamento della macchina comunale”.
“Chiediamo al sindaco Manfredi chiarezza sugli obiettivi della nuova società, sulle modalità di gestione, sui criteri di determinazione dei canoni e sulle garanzie di tutela del patrimonio pubblico. Napoli non può essere amministrata con logiche emergenziali permanenti. I napoletani – concludono – meritano servizi migliori, non nuovi aumenti. Meritano una gestione oculata e responsabile, non l’ennesimo conto da pagare per gli errori commessi dalla sinistra in decenni di governo della città”.
“Questa decisione si inserisce nel solco del cosiddetto ‘Patto per Napoli’, che ha già comportato pesanti sacrifici per i napoletani, con l’aumento dell’addizionale comunale Irpef e della Tari, senza che a tali sacrifici sia corrisposto un reale miglioramento della qualità dei servizi. Più tasse, ma non più efficienza – scrivono gli esponenti meloniani -. Più entrate, ma non più decoro, manutenzione o sicurezza”.
“La gestione del patrimonio pubblico non può trasformarsi in una mera operazione finanziaria. Il patrimonio della città è un bene collettivo, da valorizzare con visione strategica e trasparenza, non da utilizzare come leva per coprire inefficienze o squilibri di bilancio”, prosegue la nota. Secondo i rappresentanti di Fdi “aumentare i canoni e spingere sulle alienazioni significa scaricare sui cittadini il peso di scelte amministrative discutibili e di una programmazione che non ha saputo incidere sulla riduzione degli sprechi e sull’efficientamento della macchina comunale”.
“Chiediamo al sindaco Manfredi chiarezza sugli obiettivi della nuova società, sulle modalità di gestione, sui criteri di determinazione dei canoni e sulle garanzie di tutela del patrimonio pubblico. Napoli non può essere amministrata con logiche emergenziali permanenti. I napoletani – concludono – meritano servizi migliori, non nuovi aumenti. Meritano una gestione oculata e responsabile, non l’ennesimo conto da pagare per gli errori commessi dalla sinistra in decenni di governo della città”.




















