Riforme costituzionali e una Costituzione da difendere, in quanto ritenuta “sotto attacco” nei suoi pilastri. A cinque mesi dal referendum sulla giustizia, il comitato per il No compie un salto, battezzando a Napoli l’associazione “Officina Costituzione”. Perché quella del 22-23 marzo 2026 “è un’eredità da non disperdere”, scrivono i copresidenti Giovanna De Minico, costituzionalista della Federico II, e Pierluigi Picardi, già magistrato di primo piano nel distretto della Corte d’appello di Napoli. “Ma – precisa il manifesto dell’associazionei – noi vorremmo andare oltre, nell’oggetto e nel metodo, senza presunzione”.
Il vernissage dell’associazione oggi, alla Domus Ars, con un incontro pubblico diviso in 4 panel. I temi: riforma della Giustizia, Riforma della Corte dei conti, Autonomia differenziata e riforma elettorale. Un parterre di relatori importante, dove non mancano esponenti di governo e maggioranza parlamentare. Tra loro, il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto, e Andrea De Priamo, senatore di Fratelli d’Italia, componente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Officina Costituzione è sì schierata, ma assegna al confronto un ruolo prioritario. Sull’altro fronte, gli interventi dei parlamentari Sergio Costa (M5S) e Piero De Luca (Pd).
Il nucleo fondativo dell’associazione vede insieme tante toghe e giuristi, lanciando un ponte con la società civile. Tra gli obiettivi però non c’è solo la difesa della magistratura, “perché altre Istituzioni e Valori di base del nostro assetto costituzionale sono sotto attacco continuo“. L’allarme è di “un’emergenza costituzionale”, recita il manifesto. E se il piano di riforme “si realizzasse nel suo complesso, comprometterebbe l’unità della Repubblica“. L’elenco è presto fatto. I riflettori puntano “l’autonomia differenziata selvaggia, preludio mascherato di legalità di secessione”, l’autonomia della Corte dei Conti, senza la quale “si brucia sia il diritto all’integrità patrimoniale di noi cittadini”, ma anche il controllo obiettivo sugli atti del Governo. E inoltre la libertà e l’uguaglianza del voto, “sacrificati da una legge elettorale che premia le minoranze facendole diventare un’artificiosa maggioranza di governo, con pretesa poi di occupare anche gli organi di garanzia, Capo dello Stato, parte dei Giudici della Corte costituzionale e dei membri laici del Csm”. La carne al fuoco è tanta. L’appello è all’antico “criterio della democrazia partecipata”. Officina vuole rinnovare il dialogo con la cittadinanza per “promuovere una consapevolezza diffusa sul rapporto tra democrazia e potere, sui terreni locale, nazionale ed europeo”. Dal Mezzogiorno parte la nuova sfida alle riforme, dunque. La prima preoccupazione: le aspettative dei giovani meridionali. L’ambizione è tradurla in una proposta da sottoporre non solo alla maggioranza di turno, ma anche all’opposizione.
















