Picchiato da due persone a bordo dell’autobus: a Napoli ennesima aggressione ad autista Anm. Da quanto si apprende, all’origine della vicenda ci sarebbe un battibecco per un camion da spostare. Intorno alle 18, un autobus della linea C63 percorre via Santa Teresa deli Scalzi. A un certo punto l’autista non riesce a proseguire la marcia. La causa sarebbe un camion per lo scarico merci, fermo sulla strada, che ostruisce gli spazi. Il dipendente Anm chiederebbe perciò di spostarlo, per poter ripartire. Da qui, nascerebbe un diverbio. Ma il peggio arriva dopo, una volta ripresa la marcia del bus. Stando alla ricostruzione, alla fermata successiva salgono a bordo un uomo e una donna. In quel momento scatta una selvaggia aggressione al conducente, perpetrata dai due, per punirlo di quanto avvenuto poco prima. Il malcapitato riporta conseguenze serie, tali da costringerlo a interrompere il servizio per recarsi in ospedale. Lì viene visitato e refertato.
Parlano di “situazione intollerabile” Marco Sansone e Adolfo Vallini, rispettivamente componenti dell’esecutivo regionale e provinciale dell’Usb Lavoro Privato Campania. “Non siamo di fronte a un episodio isolato, ma – sottolineano – all’ennesimo atto di violenza contro chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale“. L’Usb denuncia da tempo “le gravi carenze nelle misure di prevenzione e protezione del personale”, afferma un comunicato.
“Con nota protocollata n. 157/26 del 29 gennaio 2026 – spiega il sindacato – avevamo nuovamente chiesto ad Anm interventi concreti: piena efficienza dei sistemi di telecontrollo, ripristino del pedale di emergenza e dell’ascolto silente, geolocalizzazione e collegamento diretto con le Forze dell’Ordine, bodycam e apertura di un tavolo permanente con organizzazioni sindacali e Rls”. Secondo il sindacato però, le richieste “continuano a essere ignorate o rinviate”. L’Usb protesta anche per “la mancata convocazione da parte della Prefettura di Napoli del tavolo necessario a finalizzare il Protocollo per la sicurezza nel Trasporto Pubblico Locale”. Dunque, si chiede a Prefettura e Anm di “convocare urgentemente” il confronto. “Basta parole – aggiungono Sansone e Vallini -. Chi lavora nel trasporto pubblico ha diritto di tornare a casa incolume”.

















