Più 7,7% contro 5,8%. Dal 2019 al 2024 il PIL del Sud Italia è cresciuto più della media nazionale. E nel 2024 il Mezzogiorno segna +0,7%, con prospettive di rafforzamento nel 2026 grazie all’attuazione del PNRR.
A certificarlo è il Check-up Mezzogiorno 2025 realizzato da Confindustria e SRM. Il rapporto fotografa un’area in “progressivo rafforzamento strutturale”. L’indice sintetico dell’economia meridionale nel 2025 sale a 641,9, posizionandosi tra Centro a 666,5 e Nord a 630.
A Napoli la spinta arriva da un mix nuovo: innovazione, università, imprese e investimenti. La città ha costruito un circolo virtuoso tra grandi aziende, atenei e istituzioni. Dalla Apple Academy aperta nel 2016 ai vicoli del centro, al Digital Transformation Lab di Cisco e al centro Deloitte da 700 assunzioni.
Il motore è il capitale umano. La Federico II con 80mila studenti forma e trattiene talenti. A Scampia sta per aprire il nuovo campus medico universitario. E le start up crescono: in Campania ne hanno sede 1.515, il 12,5% del totale nazionale.
Solo la Lombardia fa meglio. Il 65% investe in ricerca, il 23% ha brevetti.
Non è solo Napoli. Bari cresce su immobiliare, energia e turismo. Catania punta su università e multinazionali del tech. In Puglia gli arrivi turistici sono aumentati dopo il G7 del 2024.
Con i fondi europei arrivano anche le infrastrutture, 25 miliardi per l’alta velocità Napoli-Bari e Napoli-Roma.
Resta il nodo della gentrificazione. Nei Quartieri Spagnoli e nei “bassi” gli affitti brevi e i ristoranti per turisti hanno alzato i prezzi e svuotato il centro storico dei residenti.
E il PIL pro-capite resta a 22mila euro, ancora sotto la media italiana.
La formula vincente, spiegano dal Comune, è puntare su innovazione e persone. E i numeri di Confindustria lo confermano.




















