Nervi a fior di pelle in Consiglio comunale a Napoli. A far tremare i banchi della maggioranza che sostiene la Giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi è stato un esponente di primo piano del Partito Democratico: il consigliere Pasquale Esposito. Durante la seduta, Esposito ha sollevato con asprezza la questione della restituzione dei gettoni di presenza relativi a riunioni di commissione svolte dieci anni fa e oggi ritenute illegittime dagli uffici comunali, un caso che ha visto l’invio di diffide di pagamento e che tocca in prima persona diversi amministratori, compreso lo stesso consigliere dem.
La presa di posizione di Esposito pesa in modo particolare proprio alla luce del suo lungo percorso sia nel partito sia nella stessa municipalità. Cresciuto politicamene nella giovanile dei Democratici di Sinistra — di cui è stato segretario territoriale oltre che membro della Direzione Provinciale — Esposito è stato segretario del circolo PD di Secondigliano fin dal primo congresso dem.
Una presenza sul territorio radicata e confermata dai numeri: eletto consigliere municipale nel 2011, è stato riconfermato nel 2016 risultando il più votato in assoluto nel quartiere di Secondigliano, assumendo poi la presidenza della Commissione Trasparenza della Municipalità 7. Entrato nella Direzione regionale del PD nel 2019 e nominato nel 2020 responsabile Enti Locali della Segreteria metropolitana di Napoli, nel 2021 è infine approdato a Palazzo San Giacomo con 2.343 preferenze.
Forte di questa lunga esperienza amministrativa sul campo, Esposito ha preso la parola in aula sferrando un attacco diretto: “Vi leggo una risposta che ha ricevuto un ex collega consigliere di municipalità. Sapete, noi abbiamo questo contenzioso in atto col Comune per la restituzione dei famosi gettoni di presenze improprie — dico noi perché alcuni colleghi erano anche consiglieri municipali. Gli uffici rispondono a un consigliere su una vicenda che riguarda dieci anni fa: questa persona non è nemmeno più nelle istituzioni, fa altro nella vita, eppure chiedeva: ‘Per quale motivo devo restituire una somma di diverse migliaia di euro? Fatemi avere almeno il verbale di cosa avrei fatto’. E gli uffici rispondono che, per avere le carte e consentire il prosieguo del procedimento, occorre evitare costi aggiuntivi oltre ai diritti di ricerca e riproduzione copia”.
Rivolgendosi direttamente all’assessore con delega ai Rapporti con le Municipalità, Teresa Armato, il consigliere PD ha rimarcato come l’atteggiamento dell’amministrazione stia esasperando gli animi: “Questo tono non aiuta a concludere serenamente la consiliatura. Lo dico anche a qualche collega che tentava di rasserenare il clima sostenendo che avessimo ricevuto un altro formato: quello che ci è arrivato a casa — ed è arrivato anche a me — è un atto sostanziale di restituzione. L’amministrazione, anche nel linguaggio, non può porsi in questi termini nei confronti di chi ha chiesto solo di consultare i verbali per capire perché debba restituire dei soldi. Rassereniamo i toni, parlate col direttore generale e con chi sta seguendo la vicenda: vorrei concludere la consiliatura in modo sereno, da persona che fa politica in questa assise come tutti noi”.
Infine, l’affondo più duro sul piano politico, che mette in guardia la maggioranza in vista delle prossime scadenze elettorali e denuncia il cortocircuito nei rapporti tra Palazzo San Giacomo e il territorio: “Poi mi spiegherete con quale entusiasmo, con un contenzioso in atto col Comune e dovendo persino verificare la mia candidabilità, dovrei fare questa grande campagna elettorale per tutti noi! C’è poi la vicenda del famoso articolo 65 che abbiamo approvato in quest’Aula e che non viene applicato nelle municipalità: ognuna fa quello che vuole. Ma dove sta la regia dei direttori di municipalità? Chi sta seguendo questa cosa? Possiamo capirlo, assessore Armato? È una vicenda che dobbiamo affrontare subito: fare finta che non esista non serve a niente“.


















