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Dopo le dimissioni di Edmondo Cirielli, il percorso sembrava già scritto: la surroga in Consiglio regionale sarebbe toccata a Marco Nonno. Ma la realtà, ancora una volta, prende una piega diversa. La Giunta delle Elezioni ha preso atto della situazione, ma ha scelto la prudenza: istruttoria aggiuntiva e decisione rinviata.

Il nodo è sempre lo stesso. La Legge Severino. Una norma che, già nella scorsa legislatura, aveva imposto la decadenza di Nonno dopo una condanna definitiva. E che oggi torna a bloccarne, almeno potenzialmente, il rientro.

Un cortocircuito politico e giuridico che si intreccia con l’attualità. Perché proprio mentre il caso riemerge, pesa come un’ombra la bocciatura del Referendum Giustizia. Una riforma che, tra i punti più discussi, prevedeva anche l’abolizione della Severino.

Se quel referendum fosse passato, oggi lo scenario sarebbe probabilmente diverso. Niente stop automatico, niente interpretazioni, niente istruttorie supplementari. Nonno sarebbe già seduto in aula.

Invece no. La bocciatura riporta tutto al punto di partenza. E lascia il candidato di Fratelli d’Italia sospeso, ancora una volta, tra diritto e politica.

La Giunta, presieduta da Massimiliano Manfredi, ha scelto di approfondire. Una decisione arrivata su proposta del componente Raffaele Maria Pisacane e approvata all’unanimità. Segno che il caso è tutt’altro che lineare.

Ma sotto la superficie giuridica, si muove anche altro. Perché un eventuale stop definitivo a Marco Nonno non sarebbe esattamente una cattiva notizia per una parte dell’establishment campano di Fratelli d’Italia. I rapporti, notoriamente, non sono mai stati idilliaci. Eppure, negli ultimi anni, Nonno ha dimostrato di avere un consenso solido, sia alle comunali che alle regionali. Un consenso che pesa. E che, forse, ingombra. Così, mentre la legge decide, i vertici campani del partito meloniano, osserva. Anche con un certo distacco.