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Da Pianura a Soccavo, alloggi popolari gestiti da Acer e Napoli Servizi. Da lì arrivano le denunce sui danni da maltempo dell’ultimo fine settimana. Nel mirino degli inquilini c’è sempre la manutenzione. A sentire loro, a non funzionare sarebbero i lastrici solari. I risultati sono sotto gli occhi: intonaci scrostati, muri anneriti. In via Palazziello, sulla facciata esterna, emerge lo scheletro in cemento armato. Ma qui non c’entra la recente bomba d’acqua, il problema è più risalente. E all’interno, gli abitanti segnalano la presenza di sporcizia, topi e blatte. Non mancano periodici guasti ad ascensore, citofoni, in alcune abitazioni al riscaldamento.

“Mentre il Comune di Napoli presenta la propria programmazione strategica e – afferma Giovanna Lo Giudice, consigliera della Municipalità 9 – il Programma Triennale degli Investimenti 2025-2027, parlando di rigenerazione urbana, housing sociale, servizi di prossimità e fondi europei, c’è una realtà che continua a rimanere nell’ombra: quella delle famiglie che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. L’inverno è ormai alle porte e, come ogni anno, tornano le piogge”. Per molti cittadini “questo significa semplicemente tirare fuori un ombrello – racconta la consigliera -. Per chi vive negli alloggi popolari, invece, significa prepararsi all’ennesima emergenza. Acqua che scende dai soffitti, infiltrazioni che attraversano le pareti, muffa nelle camere da letto, nei corridoi, nelle stanze dei bambini. Significa convivere con l’umidità e con la paura che la situazione possa peggiorare da un momento all’altro”.

Certo, chi ha “qualche possibilità economica cerca di intervenire da solo, spesso facendo sacrifici enormi. Ma gli anziani? I disabili? Le famiglie che già faticano ad arrivare a fine mese? – si domanda Lo Giudice -. Per loro non esistono soluzioni tampone. Esiste solo l’attesa. Un’attesa che dura da anni”. Da queste parti, il bisogno impellente è di “conoscere nel dettaglio quali interventi siano stati programmati, quali risorse siano state stanziate e – specifica Lo Giudice – soprattutto quali siano i tempi previsti. Perché la risposta che continuiamo a sentirci dare è sempre la stessa: bisogna aspettare. Ma aspettare cosa?”. La consigliera ricorda che “intervenire oggi significherebbe evitare danni domani”. Tuttavia, avanza un certo scetticismo. “Manca il dialogo con chi vive questi quartieri ogni giorno – sostiene -. Manca l’ascolto di chi conosce le criticità del territorio e le segnala da anni. Manca la consapevolezza che dietro le statistiche ci sono persone che chiedono semplicemente di vivere in una casa sicura e dignitosa”. Per questo “auspichiamo un’azione concreta, sia politica sia amministrativa – aggiunge Lo Giudice -, da parte di tutti gli enti competenti. Non servono più rassicurazioni generiche o promesse rinviate nel tempo”.