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Lo scontro sulla trasformazione di Abc in spa approda in commissione Infrastrutture, Mobilità e Protezione Civile (presieduta da Aniello Esposito), e si assiste al muro dell’amministrazione comunale e dell’azienda di gestione idrica. A fronteggiarlo c’è il costituzionalista Alberto Lucarelli, autore di un parere sulla vicenda. Secondo il professore della Federico II, anche mantenendo l’azienda speciale si potrebbe riaffidare ad Abc il servizio idrico integrato, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2027.

Gran parte della faccenda ruota intorno al decreto Draghi del 2022, sul riordino dei servizi pubblici locali. Secondo la giunta Manfredi, esclude dalla gestione dei servizi a rete le aziende speciali, come l’attuale Abc. Dunque sarebbe d’obbligo passare alla società per azioni. “La norma non dice – ribatte Lucarelli – che l’esercizio di una clausola di proroga, già prevista anticipatamente, equivalga a un nuovo affidamento“. Ecco perché il costituzionalista chiede di “verificare con rigore se la proroga possa essere utilizzata”. Ma nell’affaire Abc, Lucarelli rileva una sfilza di presunte contraddizioni.

Perché trasformare l’azienda speciale in spa prima di avere il piano industriale, prima di avere il quadro economico-finanziario? – domanda -. Perché ampliare così tanto il ventaglio nello statuto dell’oggetto sociale, snaturandola?”. Uno dei passaggi cruciali risiede nel cambio di pelle giuridica: da azienda speciale di diritto pubblico, Abc salterebbe nel campo del diritto privato, ancorché restando al 100% di proprietà pubblica.

“Quali limiti effettivi sono posti agli strumenti finanziari?” chiede il costituzionalista, precisando di non averne trovati. “Quali garanzie per l’investimento degli utili? – insiste – Quali garanzie soprattutto per quanto riguarda l’effettiva partecipazione dei cittadini e per quanto riguarda i lavoratori?”. Per trovare risposte, Lucarelli invoca perciò “un dialogo sereno”, e maggior ponderazione. Una riflessione da compiere attraverso “la comparazione tra le alternative, prima della scelta definitiva”.

All’opposto si situa Andrea Torino, commissario straordinario di Abc. “La norma – afferma – prevede espressamente che il servizio a rete non possa essere gestito dalle aziende speciali”. Torino esclude l’ipotesi proroga, perché il caso di specie sarebbe “tecnicamente un nuovo affidamento“, da fondare “sulla normativa vigente“. A sostegno della linea cita pareri legali e giurisprudenza. E in direzione della spa, evoca le posizioni dell’Ente Idrico Campano, cui spetta di procedere all’affidamento, e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Torino ricorda l’ammonimento dell’Agcm: “Se non si fa la trasformazione, non potrà esserci affidamento“. E dunque “l’azienda andrebbe in liquidazione il 31 dicembre 2027”, aggiunge il commissario.

Rincara l’assessore al Bilancio, Pier Paolo Baretta: “La legge non obbliga alla trasformazione, ma a mettere la gestione dell’acqua sul mercato. Noi abbiamo fatto una scelta di evitare questo percorso, per il presupposto che si tratta di un bene pubblico”. Anche dal fronte sindacale – riferisce una nota del Comune di Napoli – i rappresentanti presenti alla riunione “si sono detti favorevoli alla trasformazione”. Non la pensano così i comitati per l’acqua pubblica, decisi a dar battaglia.