Oggi pomeriggio anche Butti è stato sentito come persona informata sui fatti per circa tre ore, così come Pinzani. Da quanto si è saputo, tra i temi centrali delle audizioni ci sarebbero stati, per come emergono anche dalle intercettazioni, i malumori e le pretese dei club, in particolare dell’Inter, dato che tra le contestazioni a Rocchi due capitoli riguardano proprio presunte designazioni pilotate di arbitri “graditi” o “poco graditi” al club nerazzurro. Agli atti ci sarebbero telefonate intercettate nella primavera del 2025 tra Rocchi e Pinzani, che fino alla scorsa stagione svolgeva proprio il ruolo previsto di cerniera tra le squadre e la classe arbitrale e raccoglieva anche affermazioni e lamentele dei club sugli arbitraggi. Da verificare, dunque, se Pinzani potesse riportarle e in che modo a Rocchi e soprattutto se quest’ultimo abbia dialogato direttamente anche con i club referee manager delle società, tra cui Giorgio Schenone dell’Inter, che sarà sentito nei prossimi giorni come testimone.
Agli atti, come già si era saputo, c’è anche quell’intercettazione, sempre dell’aprile 2025, tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore Var autosospeso e indagato, sulle presunte pressioni e su un presunto incontro allo stadio Meazza per una “combine”, ma gli inquirenti non hanno identificato con certezza quel “Giorgio” di cui il primo parlava nella telefonata.
Nell’audizione di Butti, poi, si è parlato, oltre che del tema delle designazioni, anche della sala Var e delle “bussate” per modificare o confermare decisioni, un altro capitolo dell’inchiesta che va avanti da un anno e mezzo e ora è entrata nella “fase due” degli ascolti di testimoni, dopo che nei mesi scorsi sono stati sentiti una ventina di arbitri.
Intanto, la Procura, oltre a dover cercare altri riscontri, dovrà verificare se quelle condotte, per come ricostruite, configurano il reato di frode sportiva, perché non è venuto fuori un “mercimonio”, ma bisognerà valutare se si sia trattato di una serie di “atti fraudolenti”.




















