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La nuova legge elettorale non cambia soltanto il modo in cui gli italiani voteranno. Cambia soprattutto il modo in cui i partiti saranno costretti a stare in campo. Se il testo dovesse essere approvato definitivamente, l’Italia tornerebbe verso un sistema che premia due grandi schieramenti, lasciando sempre meno spazio a chi sceglie di correre da solo.

Il cuore della riforma è il premio di maggioranza: la coalizione che supera il 42% dei voti ottiene un consistente bonus di seggi, sufficiente a garantirsi una maggioranza parlamentare stabile. Un meccanismo che spinge inevitabilmente verso il ritorno del bipolarismo. Per vincere non basterà più essere il primo partito, servirà costruire una coalizione ampia e competitiva.

Uno scenario che i sondaggi sembrano già anticipare. L’ultima Supermedia YouTrend per AGI vede Fratelli d’Italia primo partito con il 27,8%, seguito dal Partito Democratico al 21,4%. Il Movimento 5 Stelle si attesta al 12,8%, Forza Italia all’8%, la Lega al 6,2%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra raggiunge il 6,6%.

Il dato politicamente più interessante, però, è quello di Futuro Nazionale. Il movimento guidato da Roberto Vannacci sale al 5,3%, facendo registrare la crescita più consistente dell’ultima rilevazione (+0,9%). Una crescita che certifica l’esistenza di uno spazio elettorale autonomo alla destra del centrodestra tradizionale.

Ed è proprio qui che la nuova legge potrebbe produrre i primi effetti. Se Vannacci dovesse confermare la volontà di correre da solo, sottrarrebbe inevitabilmente voti alla coalizione di centrodestra proprio mentre il nuovo sistema premia chi riesce a superare il 42%. Una scelta che rischia di pesare molto più di quanto accadrebbe con l’attuale Rosatellum.

Ma il vero rebus riguarda il centro riformista. Azione, Italia Viva, +Europa e le altre forze moderate dovranno decidere se continuare a rivendicare un’autonomia politica oppure scegliere uno dei due poli. Con una soglia del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni, il margine di manovra si restringe notevolmente e il rischio di restare fuori dal Parlamento diventa molto più concreto.

Anche la Campania potrebbe diventare uno dei laboratori politici più interessanti. Da una parte il centrosinistra sarà chiamato a consolidare definitivamente il rapporto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, cercando di attrarre anche l’area riformista. Dall’altra il centrodestra dovrà evitare fughe in avanti e dispersioni di consenso, soprattutto se il fenomeno Vannacci dovesse continuare a crescere.

Le prossime mosse dei partiti, quindi, potrebbero non essere dettate soltanto dai programmi, ma anche dall’aritmetica elettorale. Perché se la riforma entrerà davvero in vigore, il tempo delle alleanze costruite dopo il voto potrebbe essere finito. La politica italiana si prepara a tornare a una sfida tra due grandi blocchi. E chi resterà nel mezzo, il cosiddetto grande centro, rischia di essere il vero sconfitto o ancora una volta l’elemento determinante.