È un amaro risveglio. Un tonfo che fa male non per il risultato in sé ma per le conseguenze evidenti che lo scivolone di Caserta porterà – inevitabilmente – in dote alla Salernitana targata Cosmi.
La sconfitta del Pinto scava un solco con ogni probabilità incolmabile tra la squadra granata e la seconda piazza della classifica. Certo, le distanze dal Catania restano immutate ma la prova (non) offerta ieri sera lascia poco spazio alle speranze di una rimonta che sembrava essere l’unico motivo di interesse per chiudere al meglio la stagione regolare in vista dei playoff.
I tre punti lasciati sul campo e, soprattutto, il sorpasso operato da un Cosenza in evidentissima fase positiva suonano come un grosso, ingombrante campanello d’allarme.
Alla fine del girone d’andata la Salernitana, allora di Raffaele, aveva timbrato il cartellino con un confortante meno tre dalla coppia di testa. Un distacco tutt’altro che preoccupante nonostante le due sconfitte patite negli scontri diretti contro Catania e Benevento. In undici giornate la squadra granata è scesa a meno diciannove dalla capolista. Un crollo numerico che non ha altre spiegazioni se non quelle che nascono dall’analisi cruda di una gestione folle del mercato, della rosa, della situazione tecnica.
Il principale capo d’accusa è rivolto al diesse Faggiano al quale, sia chiaro, non viene imputata la qualità delle scelte fatte in sede di trattative. Chi è arrivato (Lescano e Gyabuaa su tutti) non si discute ma ci chiediamo – e chiediamo al diesse – quanto fosse necessaria una rivoluzione così incisiva su una rosa che, pur se condizionata da limiti strutturali, aveva chiuso la prima parte della stagione incasellando 38 punti. Dalla sciagurata trasferta di Siracusa (la madre del crollo, insaporita dalle scelte folli di Raffaele) a ieri sera la squadra granata ha guadagnato la miseria di tredici punti. Una media da retrocessione, senza se e senza ma.
Oggi la Salernitana si risveglia come un pugile che torna vigile dopo essere finito al tappeto. Frastornata e senza certezze, la squadra granata si guarda allo specchio e in tutte le sue componenti (dal tecnico ai calciatori) ripete a menadito una filastrocca senza ormai alcuna convinzione: bisogna arrivare prima possibile ai playoff nella migliore posizione ottenibile e in una condizione psicofisica tale da poter arrivare fino in fondo. Ma tutti, a cominciare dal tecnico che già ieri sera è apparso ben diverso da quello che abbiamo visto dopo il pari ad occhiali contro il Catania, sanno che l’impresa sarà difficilissima.
Oggi la Salernitana deve guardarsi alle spalle. Casertana e Crotone (che affronterà i granata tra le mura amiche) vedono la targa del caravanserraglio granata e il fiato sul collo non aiuta una squadra in palese deficit cognitivo.
Non si potevano chiedere miracoli a Cosmi, sia chiaro, ma anche il tecnico umbro ieri sera ha complicato – non poco – i piani con troppe scelte azzardate (l’impiego di Antonucci, ad esempio, rivelatosi decisamente incauto) e cambi anche peggiori, di interpreti e moduli. Al Pinto abbiamo visto una Salernitana piatta, priva di spirito aggressivo, incapace di incidere anche negli uomini che pure l’avevano sorretta (Capomaggio inguardabile, Tascone fuori ritmo, persino Gyabuaa lontanissimo dagli standard delle scorse settimane) e condizionata da una condotta di gara abulica.
La domanda, ora, è una sola: riuscirà Cosmi in meno di tre giorni a far ritrovare la rotta ad un vascello disorientato ed in balìa degli eventi? Che Salernitana vedremo domenica, contro il Latina all’Arechi? Solo il campo, ahinoi, potrà darci una risposta attendibile.
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Altro che assalto, altro che rinascita! Salernitana, ora guardati alle spalle
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