È cominciata ieri pomeriggio la tre giorni dedicata al paesaggio, che ha portato a Salerno l’assemblea nazionale dell’AIAPP, l’associazione degli architetti del paesaggio. Per la prima volta l’appuntamento, quest’anno anche con il rinnovo delle cariche, si svolge in città, e l’apertura è stata ospitata nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città.
Al centro del confronto, il convegno “Custodire il verde della storia”: non solo i giardini antichi tornati a nuova vita grazie ai fondi del PNRR, ma soprattutto cosa significa mantenerli in salute nel tempo, in un contesto segnato da caldo estremo, piogge violente e siccità.
Il punto di partenza è il verde storico, un organismo vivo, fatto di piante, suolo e acqua, che va seguito giorno dopo giorno. E quando funziona, non serve solo alla bellezza di un luogo. Regala ombra nelle ore più calde, abbassa la temperatura delle strade, crea spazi dove le persone possono incontrarsi e stare bene. In altre parole, tutelare un giardino vuol dire tutelare chi lo attraversa.
Durante il dibattito è emerso anche un altro passaggio: la fase dei grandi restauri sta lasciando il posto a una fase più silenziosa ma decisiva, quella della manutenzione costante. Chi si occupa di un giardino,non ne è il proprietario definitivo, ma un custode di passaggio, chiamato a consegnarlo in buone condizioni a chi verrà dopo. Un esempio citato è stato quello del Giardino di Ninfa, simbolo di come la continuità della cura possa fare la differenza.
Il ragionamento, però, non si è fermato. La discussione si è allargata a tutto ciò che circonda i giardini da curare: vie, piazze, marciapiedi, parcheggi. E dunque ai materiali con cui si costruiscono le città, a partire dal calcestruzzo.
A intervenire su questo tema è stato Dante Parisi, manager di Heidelberg Materials, azienda presente a Salerno con l’impianto di Fuorni. Il suo ragionamento è partito da un dato: produrre cemento ha un peso rilevante sulle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale.
La proposta è affrontare insieme decarbonizzazione, gestione dell’acqua e resistenza al clima, invece di trattarle come questioni separate. Tra le soluzioni presentate, cementi con un impatto climatico ridotto grazie alla cattura della CO2 e pavimentazioni permeabili, capaci di far assorbire l’acqua piovana dal terreno, ridurre gli allagamenti e rendere meno roventi le superfici d’estate.
Il messaggio finale è stato un invito a progettisti e costruttori a osare di più, a cambiare abitudini e a pensare in modo innovativo. Perché, davanti a un clima che cambia, la cura del paesaggio non può più essere compito di una sola professione, ma una responsabilità da condividere.




















