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Cambiano i vertici, ma le ombre restano. E anzi, si allungano. Sul più grande ospedale del Sud, il “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, continuano a pesare interrogativi inquietanti che nessun avvicendamento ai piani alti sembra riuscire a dissipare.

A riaccendere i riflettori è stata FarWest, il programma d’inchiesta di Rai3, che nell’ultima puntata è tornato a raccontare quello che ormai viene definito senza mezzi termini il “sistema Ruggi”. Un intreccio fatto – secondo la trasmissione – di nomine dirigenziali controverse, episodi di presunta malasanità, segnalazioni ignorate e morti considerate sospette. Quattro solo nel 2025.

Un quadro pesante, aggravato da un clima interno che, sempre stando all’inchiesta televisiva, avrebbe trasformato le denunce in un boomerang: chi parla viene isolato, trasferito o messo sotto pressione. Altro che tutela dei whistleblower.

Nel servizio trova spazio anche la voce di Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, che rompe il muro del silenzio con parole nette: “Quando emergono ombre così gravi su una struttura pubblica di questa importanza, non ci si può voltare dall’altra parte”.

Polichetti punta il dito dritto al cuore del problema: la governance. “Non stiamo parlando di episodi isolati – spiega – ma di un contesto che, se confermato, rivela falle profonde nei controlli e nella gestione. Il Ruggi serve un bacino enorme di cittadini: trasparenza e sicurezza delle cure non sono opzionali”.

Il passaggio più inquietante riguarda però il clima interno. “Se davvero esiste un ambiente che scoraggia chi segnala criticità – aggiunge – allora siamo davanti a un problema sistemico. E i problemi sistemici non si risolvono con comunicati rassicuranti”.

Da qui l’appello diretto alle istituzioni. “Ministero della Salute e Regione devono intervenire subito e fare piena luce su quanto sta accadendo”, conclude Polichetti. “I cittadini hanno diritto alla verità. I professionisti onesti hanno diritto di lavorare senza paura. La sanità pubblica si difende con la trasparenza, non con il silenzio”.

E mentre le telecamere di FarWest si spengono, una domanda resta sospesa: quante altre storie servono prima che qualcuno decida davvero di guardare dentro il “sistema Ruggi”?