C’è anche Benito Pacca, l’agente penitenziario che il 25 giugno scorso si uccise sparandosi nel parcheggio del carcere di Secondigliano a Napoli, tra i 18 poliziotti per cui il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l’archiviazione nel procedimento per le violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 aprile 2020. Il gesto di Pacca, 59 anni, vicino alla pensione, rimane tuttora inspiegabile: sapeva di essere indagato per i fatti del carcere casertano; era turbato, lo aveva detto ai colleghi, e sperava di uscirne presto, ritenendosi assolutamente innocente.
Il gesto estremo e improvviso di Benito Pacca del giugno scorso provocò choc e dolore. L’agente penitenziario era indagato per abuso di autorità nel secondo filone dell’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere (pm Alessandro Milita, Daniela Pannone e Alessandra Pinto) sulla perquisizione straordinaria poi degenerata avvenuta in pieno lockdown per il Covid nel carcere casertano, con circa trecento agenti che intervennero contro altrettanti detenuti del reparto Nilo. Nella prima fase dell’indagine furono identificati circa 120 agenti, tutti in servizio al carcere di Santa Maria Capua Vetere, e questo primo filone ha dato vita ad un maxi-processo con 105 imputati – soprattutto agenti ma anche funzionari del Dap e medici – attualmente in fase dibattimentale davanti alla Corte di Assise del Tribunale sammaritano; tra i reati contestati anche la tortura. Nel secondo filone investigativo furono identificati altri 50 agenti, tra cui Pacca, intervenuti nel carcere da diversi istituti (Secondigliano soprattutto e Avellino), in quanto componenti del Gruppo Operativo di Supporto; e se per 18, tra cui l’agente suicida, è arrivata l’archiviazione del Gip, come da richiesta depositata dalla Procura il primo agosto scorso, per 32 ci sarà invece l’udienza preliminare il prossimo 29 gennaio.
“Apprendiamo con profonda partecipazione emotiva la notizia dell’archiviazione del procedimento penale che aveva coinvolto il collega di polizia penitenziaria suicida nel parcheggio del carcere di Secondigliano. La sua tragica scomparsa è una ferita ancora aperta per la polizia penitenziaria, per cui oggi, ancor di più, chiediamo che sia preservata la sua memoria e che gli venga riconosciuto il suo valore umano e professionale, per aver sempre servito lo Stato con grande dedizione, costanza e professionalità”. Lo affermano in una nota Ciro Auricchio e Giuseppe Moretti, rispettivamente segretario regionale campano e presidente nazionale del sindacato di polizia penitenziaria Uspp.
“Mesi fa il collega – spiegano – era stato sottoposto a indagine per i fatti dei presunti pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La notizia dell’archiviazione da parte dell’autorità giudiziaria, avvenuta ad ottobre ma che abbiamo appreso solo oggi, conferma la necessità – sottolineano i due sindacalisti – di affrontare la vicenda con il massimo rispetto ed equilibrio, senza preconcetti e pregiudizi, quando si tratta della vita e della dignità professionale dei poliziotti che operano ogni giorno in contesti estremamente complessi, come quello degli istituti penitenziari”.
“Come sindacato abbiamo sempre creduto nell’operato della Magistratura, però dobbiamo ribadire che gli operatori coinvolti spesso vengono messi alla gogna da processi mediatici sommari, che possono arrecare danni alle persone e alle loro famiglie” concludono i due sindacalisti.




















