Ieri a La Spezia uno studente di 19 anni è stato accoltellato ed ucciso a scuola, durante le ore di lezione, da un suo coetaneo, la pista seguita dagli investigatori resta quella della gelosia e di un presunto interessamento ad una ragazza amica della vittima. Oggi a Frosinone si è registrato un altro episodio di violenza, un accoltellamento fuori scuola che non ha provocato vittime. Dopo i casi di Roma e Lucca, intanto, spunta una “lista degli stupri” anche in un istituto di Siena. Il mondo scolastico vive il peggior periodo storico dopo il Covid, quel mondo pieno di giovani che rappresentano il futuro. Cosa ci sta dicendo davvero tutta questa violenza? Lo abbiamo chiesto al Presidente Nazionale dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori, Alessandro Prisciandaro: “I ragazzi non nascono violenti. I ragazzi apprendono. Apprendono da ciò che vedono, da ciò che vivono, da ciò che viene loro mostrato come normale, legittimo, efficace” ci risponde Prisciandaro, continuando: “La cosiddetta “cultura delle lame” non è un fenomeno spontaneo né generazionale: è il prodotto di un contesto sociale che ha progressivamente impoverito l’educazione, svuotandola di senso, di tempo, di investimento. I giovani sono figli di questa società, non una sua anomalia. Riflettono – spesso in modo brutale – le contraddizioni, le fratture e le incoerenze del mondo adulto” Per Alessandro Prisciandaro la scuola è lo specchio della società che la abita e delle priorità politiche che la governano. Nessun dubbio, dunque, su come arginare una emergenza che spaventa ragazzi e genitori: “Serve una scelta politica chiara: considerare l’educazione una infrastruttura essenziale del Paese, al pari della sanità e della sicurezza. Serve restituire dignità, risorse e centralità al lavoro educativo. Serve riconoscere che prevenire la violenza significa costruire contesti educativi solidi, competenti, autorevoli e umani. La pedagogia professionale, oggi, non chiede indulgenza né alibi. Chiede responsabilità. E la prima responsabilità è degli adulti e delle istituzioni”. C’è bisogno di una società che si metta in ascolto, prima di essere dietro una cattedra o in un’aula di tribunale.
Spuntano le lame anche a scuola, Prisciandaro: “L’educazione deve essere una priorità della politica”
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