Sul destino di Abc Napoli è ormai scontro aperto, dopo le parole del sindaco Gaetano Manfredi. In mesi di proteste dei comitati per l’acqua pubblica, l’ex rettore non aveva mai risposto pubblicamente alle accuse di voler privatizzare la gestione idrica. Ieri per la prima volta lo ha fatto, mettendo da parte gli abituali toni felpati. Intervenendo al congresso regionale della Uil Campania, il sindaco ha respinto gli addebiti ( “Abc è pubblica, resterà pubblica”). Ha però ammesso quanto era nell’aria: l’azienda speciale dell’acqua può diventare società per azioni. “Se la legge ci impone che questa società pubblica deve essere una spa – si è giustificato – sarà una spa perché sarà un obbligo di legge, non perché lo abbiamo stabilito noi”. Inoltre ha bollato le proteste come “propaganda” dei “nemici di Napoli”, i quali “ci hanno consegnato un disastro”.
Il sindaco non ha nominato i suoi bersagli. Ma oltre ai comitati, a sentirsi chiamato in causa è stato il predecessore Luigi de Magistris. Non si è fatta attendere la replica dell’ex sindaco a Manfredi: “Il nemico di Napoli è lui, e dice balle”. Per de Magistris con la spa “cambia tutto, perché se tu trasformi un’azienda speciale in cui l’acqua è bene comune, sulla quale non si fa profitto, che non è una merce, una società nella quale, per statuto, gli utili devono essere obbligatoriamente investiti nel ciclo delle acque, in una società per azioni, la trasformi in uno strumento con cui si fa profitto“. Per cui “può essere anche una società tutta pubblica, ma sempre profitto è, e non hai più gli obblighi di un’azienda speciale”. Una nota del Coordinamento campano dei comitati per l’acqua pubblica, attacca di nuovo “il passaggio allo strumento societario azionario”, ritenuto “il primo passo per assoggettare l’acqua alle logiche del mercato, del profitto e del diritto privato, aprendo la strada a future e pericolose privatizzazioni”. Gli attivisti inoltre giudicano “falsità” le parole di Manfredi, “il quale tenta di giustificare questa operazione parlando di un “atto dovuto” e di un “obbligo di legge” imposto dal livello nazionale. Si tratta di una narrazione
mistificatoria e priva di fondamento giuridico, utilizzata solo per nascondere la precisa
volontà politica di smantellare un’azienda speciale che funziona emetterla sul mercato”.
Secondo i comitati, “come ampiamente dimostrato dal prof. Alberto Lucarelli, il Decreto Legislativo 201 del 2022 non possiede alcuna efficacia retroattiva e non trova in alcun modo applicazione per l’Azienda Speciale Abc di Napoli. Spacciare per un obbligo normativo quella che è invece una deliberata scelta di assecondare le lobby privatistiche è un insulto
all’intelligenza dei cittadini e un tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità politiche
di fronte alla città”.
A farsi sentire è anche lo stesso Lucarelli, il costituzionalista che da assessore comunale varò l’azienda speciale nel 2013. “Io credo che sta montando un grande nervosismo nel comune di Napoli – ha dichiarato il docente della Federico II –, soprattutto nella giunta nel momento in cui abbiamo svelato che vi è la possibilità di una proroga, lo sosteniamo da un anno, chiediamo che il mio parere sia oggetto di un tavolo tecnico, ma non c’è risposta, perché non c’è volontà di confronto con la cittadinanza”. Allora, secondo Lucarelli, “sarebbe più onesto ammettere che non si è obbligati a trasformare ma c’è una volontà politica ad entrare attraverso la spa nelle logiche del mercato”. Il costituzionalista ha ipotizzato: “Probabilmente dietro tutto ciò vi sono gli obblighi assunti con il patto per Napoli che prevede l’erogazione di risorse a fronte di privatizzazione di beni e servizi pubblici locali, non è un bel modo di governare e gestire la cosa pubblica”.
E mentre oggi sotto Palazzo San Giacomo i comitati manifestavano ancora, in commissione comunale Infrastrutture andava in scena lo scontro sull’acqua pubblica. Il commissario straordinario di Abc, Andrea Torino, ha confermato l’orientamento di modificare forma societaria. “La normativa vigente – ha detto – non consente più alle aziende speciali di gestire i servizi pubblici locali a rete, imponendo il passaggio a una società per azioni”. Tuttavia “tale trasformazione non comporta in alcun modo l’ingresso di capitali privati: la futura spa dovrà restare interamente pubblica, condizione necessaria per il mantenimento dell’affidamento in house”. Gennaro Esposito, gruppo misto, ha però obiettato: “L’azienda speciale è un argine alla tendenza europea verso la privatizzazione, e la spa non esclude future cessioni di quote a privati”. In commissione è stato invitato anche padre Alex Zanotelli, in rappresentanza dei comitati. Il missionario ha avvertito: “Trasformare Abc in una spa significa tradire il voto di 27 milioni di italiani chie nel 2011 hanno sancito che sull’acqua non si possono fare profitti”. Nella nota del Coordinamento campano, si sottolinea che “il presidente della commissione Aniello Esposito ha assunto l’impegno di fermare le accelerazioni unilaterali ed ha annunciato la convocazione di un tavolo istituzionale, al quale devono prendere parte tutte le parti istituzionali ed i Comitati”.
La maggioranza fa comunque quadrato attorno al progetto della giunta Manfredi. “Abbiamo ereditato un’azienda abbandonata dalla precedente gestione – ha affermato il capogruppo del Pd, Gennaro Acampora – e in questi anni abbiamo approvato ben 6 bilanci di Abc, proponendo come Pd anche tutele sociali come il Bonus Idrico, misura da me proposta. La spa ad oggi è l’unico modo per garantire che l’acqua resti interamente pubblica e protetta dalle logiche di mercato in base alla legge nazionale vigente“. Sulla vertenza acqua sono in campo anche i sindacati. “Di fronte alla scadenza del 31 dicembre 2027 – hanno dichiarato i segretari generali della Cisl e Femca Napoli, Melicia Comberiati e Venanzio Carpentieri – il dibattito sul futuro di Abc deve spogliarsi dei residui ideologici per vestire i panni del pragmatismo gestionale. Non si tratta più di scegliere tra pubblico o privato in termini astratti, ma di dotare la città di Napoli di un soggetto industriale capace di garantire il servizio idrico integrato per i prossimi 25 anni”. Ma i comitati non molleranno.




















