Piazza Risorgimento sì, Piazza Risorgimento no. Sondaggi, valutazioni, opinioni. Più bella prima, meglio adesso. Si poteva mettere più verde, troppo cemento, forse serviva una fontana. Ci sono i nebulizzatori che rinfrescano ma sono uno spreco d’acqua. Insomma un argomento del quale se ne discute ovviamente sui social e per strada.
Un dato è oggettivo, prima era un parcheggio, ora è una piazza e questo è già un grande passo avanti rispetto a prima. Ora chiamarla Piazza Risorgimento ha un senso più rispondente alla realtà rispetto a quando ci si parcheggiava dentro, a pagamento, e il più delle volte con l’obolo all’abusivo.
Onestamente tutti discorsi che possono servire a occupare del tempo se non si ha altro di cui parlare. L’analisi principale, però, è un’altra e nasce da un pensiero comune a molti: chissà quanto dura prima che venga vandalizzata.
Ed è proprio da questa affermazione che nasce la considerazione. Quanto dura? Dipende dalla civiltà dei cittadini.
Un bene viene preso, aggiustato, riqualificato e riconsegnato alla comunità. E qui nasce la differenza tra la manutenzione e la conservazione, un po’ quando si prende una casa in affitto, ci sono obblighi per il proprietario e per chi usufruisce del bene in affitto.
Il Comune provvede alla manutenzione, il cittadino deve badare alla conservazione e mantenerla in uno stato di decoro.
Insomma le panchine devono essere usate come si conviene, le aiuole non devono diventare discariche a cielo aperto e i muri e colonne non devono diventare pagine di quaderni con messaggi.
Serve civiltà nel mantenere un bene che può essere bello o brutto, è questione di gusti personali, può piacere oppure no, ma va preservato perchè affidato alle cure di chi vive la città e ogni suo singolo spazio.




















