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Un caos nelle Municipalità di Napoli sta avvenendo in queste ore. Prima le voci di prossime lettere di costituzione in mora, quali atti interruttivi della prescrizione, da inviare a consiglieri municipali ed ex tali. Obiettivo: la restituzione di alcuni compensi percepiti da consiglieri municipali, nelle varie commissioni. Poi un presunto decreto sindacale di revoca dei dieci direttori di Municipalità. Vale a dire: proprio coloro che, secondo i rumors, sarebbero stati in procinto di spedire le lettere di messa in mora. Unico dettaglio: il decreto non porta data, quindi allo stato sarebbe nullo. Il documento ha preso a girare proprio nelle chat di eletti al Comune e nelle Municipalità. Una baraonda, appunto.

Ma procediamo con ordine. Secondo fonti qualificate, le lettere sarebbe il nuovo capitolo della Gettonopoli nelle Municipalità di Napoli, aperto dall’indagine della Guardia di finanza coordinata dalla Procura regionale della Corte dei conti. Ad ogni evenienza, le non sarebbero un’iniziativa della magistratura contabile, anche se comunque collegate al procedimento investigativo in corso. Le missive non sono mai partite, ma le indiscrezioni ne parlavano come di un’eventualità concreta. Gli atti sarebbero anzi stati in procinto di essere inviati ad un gran numero di consiglieri ed ex consiglieri municipali. A firmarli sarebbero stati appunto i direttori delle Municipalità.

Le richieste di restituzione riguarderebbero gli anni a partire dal 2016. Per tali presunti crediti, si considera infatti in vigore la prescrizione decennale, peraltro regola generale del Codice civile. Nulla da fare, invece, per gli anni antecedenti al 2016. La decisione di chiedere indietro i compensi, secondo alcune fonti, sarebbe maturata a seguito di un parere consultivo della sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Si tratta di un organo funzionalmente distinto dalla Procura e dalla sezione giurisdizionale della giustizia erariale, interpellato nell’esercizio delle sue funzioni consultive. A quanto si apprende, tale parere avrebbe paventato l’effettiva esistenza della fattispecie di danno erariale, nell’inchiesta sui gettoni di presenza municipali. E per i casi di danno accertato, a risponderne in assenza di restituzione – stando ad un’interpretazione di legge -, potrebbero essere proprio i direttori di Municipalità. Ossia le figure dirigenziali chiamate a liquidare i compensi ai consiglieri.

Al di là dell’obbligatorio accertamento delle responsabilità personali, di fronte a questo scenario sarebbero scattata la volontà di inviare le lettere di messa in mora. Ma l’ipotesi, rilanciata in ambienti comunali, sta mettendo in subbuglio i possibili destinatari delle richieste di restituzione. Molti dei quali sono pronti a dar battaglia legale. “Davanti a uno scenario del genere – dichiara Giovanna Lo Giudice, consigliera della Municipalità 9 -, non posso fare a meno di riflettere su quanto una simile iniziativa sia mortificante per il ruolo dei consiglieri. Mi chiedo se questo non segni, di fatto, la morte della politica e l’abbandono di chi, sul territorio, si sforza ogni giorno di far funzionare le cose. Detto ciò, attendiamo la nota ufficiale per entrare nel merito delle singole richieste”.

Quando lo spettro dei pretesi rimborsi s’è diffuso a macchia d’olio, ecco spuntare il giallo della revoca dei direttori. “Il presente decreto entra in vigore con decorrenza ed effetto immediato” si legge in calce al documento, sul quale c’è la firma digitale del sindaco Gaetano Manfredi. L’atto, benché divenuto virale, non può però considerarsi ufficiale. Né si conoscono eventuali legami con le notizie circolanti sull’affaire dei gettoni nelle commissioni. Ma resta da capire le ragioni della sua fuoriuscita dai canali istituzionali. A questo punto un vero mistero di Palazzo San Giacomo.
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