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Non un dragaggio nel mare di Bagnoli, ma una tombatura dei fondali inquinati. Questa la proposta formulata a suo tempo dalla Stazione zoologica Anton Dohrn, secondo l’ex vicepresidente dell’istituzione scientifica, il biologo marino Silvio Greco. Ma come si sa, la decisione è stata diversa. Ed è visibile nei lavori in corso nel sin Bagnoli-Coroglio. A polemizzare sulla scelta è Greco, puntualizzando la posizione della Stazione Zoologica napoletana. Ovvero uno dei centri di ricerca in biologia marina ed ecologia più importanti al mondo.

L’affondo giunge ieri, presentando il libro di cui Greco è coautore con Camillo Falvo, procuratore capo della Repubblica di Potenza. “Il mare d’inverno – dialogo tra un magistrato e un biologo marino sui crimini ambientali”. Luogo della presentazione è proprio l’acquario con sede in Villa Comunale. Al tavolo ci sono anche il consigliere comunale Gennaro Esposito, presidente del comitato Vivibilità Cittadina, e Carlo Iannello, docente di diritto dell’Ambiente all’Università “Vanvitelli”. Nel dare parola a Greco, Esposito ricorda “l‘importante progetto che peraltro è stato condotto proprio dalla fondazione Anton Dohrn”. Si tratta dello studio ABBaCo (Ambiente e Balneabilità), condotto nelle acque di Bagnoli nel 2019. Il piano di ricerca scientifica e monitoraggio ambientale aveva riscontrato la presenza in mare di sostanze pericolose: Ipa, Pcb, pesticidi, composti Organo stannici (Monobutil-Sn; Dibutil-Sn; Tributil-Sn); Metilati di Hg (Metil-Hg); Diossine; 4 Hg, Sn. “Mi dite se questi inquinanti ci sono ancora?” chiede il consigliere comunale. “Li avete cercati? – incalza Esposito – se uno cerca trova, se uno non cerca non trova. A questo punto devo pensare che attraverso Abbaco ce ne siamo ancora lì. Se non ci sono più, grazie“.

La presentazione de “Il Mare d’inverno” alla Stazione zoologica Dohrn

Una risposta articolata viene da Greco, oggi ordinario di Ecologia presso l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo (Cuneo). “Ora non voglio entrare nel merito perché – premette il biologo marino – è una storia lunga, che noi abbiamo seguito molto. La stazione zoologica ha impegnato per anni il fior fiore dei ricercatori, e c’è una mole di dati pazzesca. Tra l’altro noi avevamo fatto alcune proposte, che poi non sono state accettate”. Stando allo scienziato, “noi avevamo anche fatto una proposta di bonifica vera, non solo di caratterizzazione” per il mare di Bagnoli. “Addirittura allora ricordo – spiega Greco – che c’era il piano di fare una tombatura di sedimenti per poi sopra ricostruire il Posidonieto”. Il biologo si riferisce alla prateria sommersa formata dalla Posidonia oceanica, una pianta marina. È considerata l’ecosistema più importante del Mediterraneo. Per intenderci, un solo ettaro di posidonieto può ospitare fino a 350 specie diverse di animali (pesci, molluschi, crostacei ed echinodermi). Alla proposta di tombare della Stazione Dohrn, “però purtroppo – aggiunge Greco – la politica” avrebbe risposto picche, preferendo l’attuale dragaggio. “La politica prende strade che molto spesso – punge Greco – non sono mai quelle che la ricerca dice, perché entrano in campo interessi di varia natura. Ma questa è la storia dell’umanità, quindi non è che ora ci dobbiamo meravigliare e non c’entra niente Napoli“. Il ricordo, venato di rammarico, si ferma qui.