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Nelle ultime settimane nelle acque di Bagnoli sono comparse chiazze oleose: scattano esposto e richiesta di accertamenti tecnici urgenti sul dragaggio nel bacino di calma, sulla sua conformità alle prescrizioni progettuali e ambientali e sull’eventuale dispersione di contaminanti tossici nell’ambiente marino. L’iniziativa è di Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli, la quale interpella le autorità competenti. Dalla Procura di Napoli al Noe Carabinieri, passando per Capitaneria di Porto, Autorità Portuale, Agenzia del Demanio, Arpac, Ispra, Asl Napoli 1 e i ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute.

In una nota, l’associazione parla di “numerose segnalazioni, foto e video di cittadini che documentano chiazze oleose, odori nauseabondi e fanghi melmosi in colata dalle benne durante i dragaggi a Bagnoli, con il rischio di compromettere l’intero ecosistema marino”. All’esposto è allegato un video pubblicato da Anteprima24 sui lavori in corso per l’America’s Cup. Viene inoltre citata l’indagine Abbaco dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, effettuata nel 2019. Dalla ricerca emerge “una contaminazione grave, diffusa e stratificata dei sedimenti marini in questione” sottolinea Cittadinanza Attiva. “La documentazione tecnica disponibile – afferma l’esposto – riporta la presenza di Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici), Pcb (Policlorobifenili), idrocarburi, metalli pesanti e altri microinquinanti persistenti, con valori particolarmente elevati: sono documentati, tra l’altro, idrocarburi totali fino a circa 1.660 mg/kg, sommatorie di Epa dell’ordine di 323 mg/kg, concentrazioni significative di Pcb c presenza di Pcdd/Pcdf (trattasi, questi ultimi, di duc famiglie di microinquinanti organici clorurati estremamente persistenti e tossici c capaci di accumularsi negli organismi viventi: Pcdd = policlorodibenzo-p-diossine, comunemente chiamate diossine; Pcdf = policlorodibenzofurani, comunemente chiamati furani)”.

La documentazione fotografica e video allegata all’esposto, inoltre, mostrerebbe “evidenti e diffuse chiazze oleose e pellicole iridescenti che affiorano sul pelo libero dell’acqua provenienti dalle arce interessate dai lavori di dragaggio”. Secondo Cittadinanza Attiva, tali fenomeni “sono assolutamente compatibili con la movimentazione e conseguente dispersione di idrocarburi dovuti ai dragaggi”. In più, evidenzierebbero “una criticità esecutiva di particolare gravità: durante la movimentazione, la benna utilizzata per il dragaggio” apparirebbe “assolutamente non conforme alle prescrizioni progettuali in quanto priva di effettiva tenuta idraulica, con evidente perdita e ricaduta rovinosa in mare del materiale prelevato”. Stando all’esposto, tali modalità esecutive contrasterebbero “con i principi di minimizzazione della dispersione propri del dragaggio ambientale e con le misure di contenimento previste per lavorazioni su sedimenti contaminati e con il concetto basilare di non aggravamento del danno“. Sempre secondo l’associazione, dalle immagini non risulterebbero “visibili quei presidi di contenimento previsti in fase progettuale intorno all’arca di scavo, ovvero panne galleggianti/assorbenti e barriere antitorbidità previste”. Le presunte evidenze assumerebbero “carattere ancora più grave e diretto”, siccome documenterebbero “materialmente una modalità di esecuzione del dragaggio suscettibile di disperdere in acqua il sedimento durante la stessa fase di sollevamento e trasferimento, con il concreto rischio di risospensione della frazione fine e il potenziale rilascio nella colonna d’acqua dei contaminanti tossici ad essa associati”.

Come ricorda l’esposto, lo scorso luglio anche l’Asl Napoli 1 aveva chiesto a Invitalia e alla Struttura Commissariale di Bagnoli di documentare la conformità delle attrezzature (benna/draga) e dei presidi di contenimento utilizzati. Ai dubbi espressi nell’occasione, il Commissariato di governo aveva risposto con una secca smentita. Dal canto suo, Cittadinanza Attiva riporta pure le denunce di residenti sul tanfo. “Episodi di odore intenso – rimarca l’esposto – segnalati nelle aree abitate limitrofe e in concomitanza con le lavorazioni: cittadini e frequentatori dell’area di Bagnoli, Coroglio e Fuorigrotta stanno segnalando negli stessi giorni odori particolarmente intensi e nauseabondi”. Viene precisato però che “la sola percezione olfattiva non consente di stabilire quale sostanza ne sia responsabile”. Tuttavia, “la coincidenza temporale con le operazioni di dragaggio e con la comparsa delle anomalie nelle acque impone di verificare immediatamente anche l’eventuale rilascio di composti volatili o gas provenienti dai sedimenti rimaneggiati e la possibile esposizione per inalazione della popolazione“. Infine, l’associazione sostiene vi sia una “inadeguatezza dei soli rilievi automatici“. A detta di Cittadinanza Attiva, infatti, il monitoraggio in atto “tramite boe automatiche rileva solo parametri fisici di base (torbidità, pH, temperatura) e non consente di accertare la presenza o la migrazione di specifici inquinanti chimici complessi”.

LE RICHIESTE DI CITTADINANZA ATTIVA

Le richieste di intervento sono articolate. A Procura della Repubblica, Carabinieri e Capitaneria si chiede di disporre “con la massima urgenza un sopralluogo diretto durante le operazioni, al fine di verificare le modalità di scavo, il tipo di benna utilizzato e l’effettiva presenza e funzionalità delle barriere antitorbidità, accertandone la corrispondenza con il progetto e le autorizzazioni vigenti”. La tempistica andrebbe valutata considerando “la natura transitoria dell’evento e il rischio imminente di dispersione degli inquinanti a causa delle correnti, delle condizioni meteomarine e della prosecuzione delle lavorazioni”. Di conseguenza, si dovrebbe “verificare la sussistenza di eventuali reati ambientali”.

Da Arpac, Asl, Autorità Portuale e Ministeri competenti si invocano campionamenti urgenti dell’acqua e dei sedimenti all’interno della zona. Si sollecitano anche “campionamenti di confronto esterni alla plume”, cioè alla parte di falda acquifera sotterranea che, in situazione di contaminazione, trasporta le sostanze contaminanti. Nel caso, l’operazione servirebbe ad “analizzare la presenza e le concentrazioni di metalli pesanti, Ipa, Pcb e idrocarburi”. Altri prelievi andrebbero effettuati sull’aria, “includendo almeno sceening” dei Composti Organici Volatili (Voc), e “ove tecnicamente pertinente in relazione al quadro contaminativo, Btex (il Voc benzene, toluene, etilbenzene e xilene), Ipa in fase vapore/particolata, idrogeno solforato e mercurio in fase vapore”. L’istanza dell’associazione prevede di programmare controlli diretti e cadenzati per tutta la durata dei lavori, “rendendone pubblici, comprensibili e trasparenti gli esiti”.