Tempo di lettura: 2 minuti

Il futuro della cultura cittadina torna al centro del dibattito politico in vista delle prossime elezioni amministrative. A riaccendere i riflettori è Enrico Provenzano, ex direttore artistico del Teatro Gesualdo, che in una conferenza stampa ha ripercorso le vicende degli ultimi anni e indicato una possibile strada per il rilancio: una gestione unitaria attraverso LA Fondazione di partecipazione

Provenzano, alla guida del teatro dal 2021 fino alla revoca dell’incarico nell’agosto 2025 dopo il commissariamento del Comune, ha tracciato un bilancio critico dell’ultimo periodo. Secondo l’ex direttore, il Teatro Gesualdo ha subito un forte rallentamento: niente stagione strutturata e un utilizzo limitato principalmente all’affitto degli spazi. Una situazione che, a suo dire, ha ridotto l’impatto culturale ed economico della struttura rispetto agli anni precedenti.

Al centro dell’intervento c’è il tema della Fondazione “Avellino Cultura”, mai pienamente decollata. Per Provenzano, proprio questo strumento avrebbe dovuto rappresentare la cabina di regia capace di coordinare tutte le principali strutture culturali cittadine.

L’assenza di una gestione unitaria, invece, avrebbe prodotto frammentazione e inefficienze. “Teatro, Dogana, Eliseo e altri spazi – ha sottolineato – non possono essere considerati singolarmente”, evidenziando come una visione integrata sia fondamentale per valorizzare davvero il patrimonio culturale locale.

Non meno critico il giudizio sulla gestione della Dogana, altro simbolo della cultura avellinese. Provenzano ha messo in discussione modalità e scelte legate ai bandi e all’assegnazione degli spazi, collegando queste problematiche proprio alla mancanza della Fondazione.

Secondo la sua analisi, con una governance unica molti degli attuali problemi non si sarebbero verificati, garantendo una programmazione più coerente e strategica.
Nel suo intervento, l’ex direttore ha ribadito un concetto chiave: il teatro non è semplice intrattenimento, ma un asset strategico per la crescita della città. Non una “festa di piazza”, ma uno strumento capace di generare economia, attrattività e identità.

Da qui l’appello al futuro sindaco: mettere la cultura al centro dell’agenda politica, superando logiche frammentarie e puntando su una progettazione stabile e condivisa.

Pur senza entrare direttamente nel dibattito elettorale, Provenzano ha auspicato un cambio di passo nella gestione culturale della città. E sul proprio futuro non chiude la porta: in caso di chiamata, si dice disponibile a tornare a lavorare per il Teatro Gesualdo.