L’ipotesi era più di un sussurro nei corridoi: nella nuova giunta regionale guidata da Roberto Fico, tra veti sugli eletti e braccio di ferro con gli alleati, il nome di Clemente Mastella circolava come possibile assessore esterno, prima che il Sindaco di Benevento smentiva ogni ipotesi.
Il paradosso è tutto qui: mentre si discute se i consiglieri regionali debbano essere esclusi dalla giunta in nome di una purezza istituzionale che sa un po’ di esercizio accademico, il sindaco di Benevento, uno che la politica l’ha fatta ad ogni livello, da ministro a leader di partito, si propone apertamente: “Allora vengo io, faccio l’assessore io”.
Una provocazione, certo. Ma anche la fotografia di un vuoto: il Sannio rischia di restare il fanalino di coda della nuova stagione regionale. Attenzione: non è una questione di tifo per Mastella. Il punto non è se piaccia il suo stile, la sua storia, il suo modo di vedere la politica. Il punto è capire se, nel quadro uscito dalle urne del 23 e 24 novembre con Roberto Fico eletto presidente con un margine ampio e un “campo largo” che va dal M5S ai riformisti fino a Noi di Centro–Noi Sud, il Sannio possa permettersi il lusso di rifiutare un assessore che nasce, vive e governa in questo territorio.
Perché la verità è dura ma semplice: se non c’è un sannita forte in giunta, il Sannio è un file laterale nella cartella “Aree interne”. E un file laterale, quando arrivano i tempi duri dei tagli o delle priorità da scegliere, si chiude per primo.
L’ipotesi di un assessorato all’Agricoltura affidato a Mastella sarebbe, in questo senso, un simbolo potente. L’agricoltura non è solo vigneti e Dop da incorniciare nelle brochure: è Psr, fondi europei, filiere, irrigazione, difesa del suolo, dissesto idrogeologico, viabilità rurale. È, di fatto, la cerniera naturale tra la Regione e le aree interne. Un sannita seduto lì significherebbe portare al centro della giunta il punto di vista di chi l’entroterra lo abita davvero, non solo lo cita nei convegni.
Si può obiettare, ed è un’obiezione seria, che Mastella porta con sé il peso di una lunga stagione di potere, di un cognome già rappresentato in Consiglio regionale con il figlio Pellegrino, eletto nella lista Noi di Centro–Noi Sud proprio per Benevento.
È il rischio dinastico, il “tutto in famiglia” che in Sannio conosciamo fin troppo bene. Ma anche qui serve onestà intellettuale: non è che l’alternativa sia un nuovo Rinascimento civico pronto dietro l’angolo. L’alternativa, oggi, è un Sannio con due consiglieri, uno di maggioranza e uno di opposizione, che portano istanze, sì, ma restano fuori dalla stanza dove si scrivono le delibere.
E allora la domanda da porsi, con freddezza, è un’altra: un Mastella assessore rafforza o indebolisce la capacità del Sannio di incidere sulle scelte regionali nei prossimi cinque anni?
Se la risposta è sì, e i numeri della rappresentanza attuale lo suggeriscono, forse il territorio dovrebbe smettere di ragionare per riflesso condizionato: “se è mastelliano, siamo contro a prescindere”. Quel riflesso ha fatto comodo a molti, negli anni, per alimentare rendite di opposizione senza mai prendersi la responsabilità del governo.
Questo non significa firmare una cambiale in bianco. Significa, semmai, rovesciare il paradigma: se davvero Mastella entrerà in giunta, il Sannio dovrà essere il primo e più severo dei suoi giudici. Chiedere risultati misurabili: quanti milioni di euro per le aree interne? Quali interventi su viabilità, sanità territoriale, servizi essenziali? Quale cronoprogramma sul dissesto idrogeologico e sul sostegno alle filiere agricole sannite, non solo a quelle più “fotogeniche”?
La politica è fatta di simboli ma anche di aritmetica. In questa legislatura, la Campania avrà un presidente espressione del “campo largo” e un quadro in cui Benevento e il suo territorio rischiano, ancora una volta, di essere gli ultimi della fila.
L’eventuale ingresso di Clemente Mastella in giunta sarebbe un simbolo divisivo, certo. Ma potrebbe essere anche un’assicurazione, forse l’unica reale, oggi, sul fatto che il Sannio non venga archiviato nel piccolo cabotaggio delle promesse ai margini.
Sta al territorio decidere se restare prigioniero delle antipatie storiche o sfruttare, con lucidità e senza indulgenze, un’occasione che difficilmente tornerà identica.
Se la risposta, tra qualche anno, sarà “molto rumore per nulla”, allora l’ipotesi Mastella in giunta verrà ricordata come l’ennesima occasione mancata. Se invece il territorio avrà strappato risorse, opere e decisioni che altrimenti non sarebbero arrivate, allora sì: si potrà parlare di riscatto di una terra intera.




















