“Appello alla Responsabilità Globale. Salviamo il Golfo di Napoli”, così si intitola una Lettera aperta di ventidue associazioni ambientaliste, inviata a Grant Dalton, manager del team velistico New Zealand e presidente di Ace Italy srl, la società organizzatrice della 38ª America’s Cup, in programma a Napoli nel 2027. L’iniziativa lancia un allarme sui lavori in corso a Bagnoli: a detta delle sigle ecologiste, sarebbero in contrasto con i pilastri della sostenibilità Esg (Environmental, Social, Governance ovvero Ambientale, Sociale, di Governance).
Siamo un gruppo di associazioni della città di Napoli sede dell’edizione 2027 della America’s Cup. Innanzitutto, vogliamo ringraziare il team di New Zealand per avere scelto la nostra città e come napoletani ne siamo orgogliosi e fieri. Proprio per questo, è con profonda preoccupazione che vediamo come questa manifestazione sportiva rischi di essere offuscata da scelte che minacciano l’ambiente e la salute pubblica. Sig. Dalton, la vela è uno sport che insegna a leggere il vento, a rispettare la forza del mare, a comprendere la fragilità degli ecosistemi in cui si naviga. È da questo profondo rispetto, che noi crediamo Lei condivida, che nasce il nostro allarme per i lavori in corso che appaiono in netto contrasto con i pilastri della sostenibilità Esg.
LA MINACCIA REALE: DRAGAGGI E CONTAMINAZIONE IRREVERSIBILE
Purtroppo, la 38th America’s Cup rischia di tradursi in una sorta di “cavallo di troia” per forzare procedure urbanistiche e, di fatto, imporre la realizzazione di un nuovo porto turistico al posto di una lunga spiaggia, mantenendo la cosiddetta colmata a mare, fonte di grande inquinamento per residui di lavorazione e sversamenti dell’impianto siderurgico di Bagnoli, che fu uno dei più importanti d’Europa. Area classificata Sin (Sito di Interesse Nazionale) con legge 388/2000 di circa 249 ettari a terra e 1453 ettari a mare. Il Mase (Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica), il 20 ottobre 2025, ha dichiarato il progetto dei lavori per l’America’s Cup non assoggettabile a Valutazione di Impatto Ambientale (Via) per la “temporaneità e reversibilità delle opere”. Questo è scientificamente insostenibile: i dragaggi previsti nei fondali mobilizzeranno sedimenti altamente inquinati da Ipa e Pcb, che raccolti in vasche all’aperto e esposti al contatto con l’aria, potrebbero produrre sostanze altamente pericolose per la salute dei viventi e dell’ambiente innescando processi chimici e biologici irreversibili, come evidenziato da eminenti docenti, geochimici di fama internazionale. L’immissione nella catena alimentare attraverso il bioaccumulo produce danni ecologici permanenti. La formazione di composti cancerogeni come diossine e metil-mercurio avvelena l’ecosistema marino di straordinario valore in modo definitivo.
UN PATRIMONIO DI BIODIVERSITÀ IN PERICOLO
L’area infatti confina con la Zona Speciale di Conservazione (Zsc) “Fondali Marini di Gaiola e Nisida” ed è contigua all’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola”.
Questi ambienti marini fanno parte dello stesso ecosistema costiero: la ZSC ospita 21 specie protette e tre habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/Cee), tra cui: le praterie di Posidonia oceanica (habitat prioritario 1120), fondamentali per l’ossigenazione e la biodiversità del mare, le scogliere coralligene e le grotte sommerse (habitat 1170 e 8330). Questi ecosistemi sono estremamente sensibili ai contaminanti metallici e organici e il loro equilibrio verrebbe compromesso avvelenando la catena alimentare attraverso il bioaccumulo e distruggendo così le nursery naturali per le specie ittiche.
UN APPELLO ALLA RESPONSABILITÀ GLOBALE E AI VALORI DELLA VELA E DELLA SOSTENIBILITÀ ESG
Gli allarmi suscitati per i lavori in corso, anche in relazione alla diffusione di PMI ed inquinanti cancerogeni messi in circolo, hanno dato origine a manifestazioni civiche di opposizione che hanno visto scendere in piazza oltre 5.000 persone e, su esposti dei cittadini, sono state avviate indagini della Procura della Repubblica per scongiurare reati ambientali. Da giorni gli abitanti protestano e bloccano il trasporto dei materiali per la copertura della colmata e dei sedimenti già scavati e il Prefetto di Napoli, membro dell’Ac Venue Board, ha attivato un tavolo di confronto per motivi di ordine pubblico.
Il caso è oggetto di attenzione anche nei media nazionali oltre che di discussione in convegni di esperti e assise cittadine che sconsigliano gli interventi in corso. Chiediamo di volere esaminare con attenzione la situazione attuale per valutare l’opportunità di soluzioni alternative al sito di Bagnoli ma già disponibili, con porti già operativi nel golfo di Napoli a poche miglia di distanza che richiederebbero solo opere a terra su siti non inquinati. Vogliamo che sia tutto pronto nei tempi previsti senza compromettere la salute dei napoletani e il loro diritto ad una spiaggia pubblica per Bagnoli e Coroglio non inquinata e veramente balneabile come previsto dalle decisioni urbanistiche del Comune di Napoli e prefigurato dal progetto del ripristino della Linea di Costa; Per tali motivi chiediamo il vostro appoggio e la vostra solidarietà anche per evitare che i team partecipanti possano, loro malgrado, trasformarsi in inconsapevoli corresponsabili di questa operazione, che, allo stato attuale, oltre a sollevare criticità Esg, rischia di svolgersi a danno dei cittadini e di Napoli.
Grazie
WWF Napoli
ADA Associazione donne architetto Napoli
AIR Architetti In Rete
A.N.T.A.R.E.S ETS
Associazione Diatrema
ASOIM Associazione Ornitologi – Italia Meridionale
Associazione Marco Mascagna
Collettivo Hydrosóphia
Comitato ex Convitto Monachelle
FIAB Napoli Cicloverdi
Gente green aps
Infiniti mondi
Io rido ancora
Italia Nostra presidio Napoli
LAN Laboratorio Architettura Nomade
Medicina Democratica
N’Sea Yet
Nu.Rige Campania
Percorsi cumani
Progetto cittadino
Rete sociale No Box – Diritto alla città
Rigenera




















